FEMI-CZ Rugby Rovigo Delta e Valsugana Rugby Padova: dialogo aperto sui giocatori di prospettiva

Solidi rapporti tra presidenti e tra i componenti dello staff. Questa combinazione ha permesso alla FEMI-CZ Rugby Rovigo Delta di aprire un canale di dialogo con il Valsugana…

FEMI-CZ Rugby Rovigo Delta e Valsugana Rugby Padova: dialogo aperto sui giocatori di prospettiva

Solidi rapporti tra presidenti e tra i componenti dello staff. Questa combinazione ha permesso alla FEMI-CZ Rugby Rovigo Delta di aprire un canale di dialogo con il Valsugana Rugby Padova emerso con chiarezza durante l’amichevole Rossi contro Blu di venerdì scorso.
Il Valsugana Rugby Padova ha messo a disposizione di alcuni suoi giovani giocatori di prospettiva la possibilità di allenarsi con la Serie A Elite a Rovigo e di svolgere periodi di preparazione precampionato insieme alla prima squadra rossoblù.
Un progetto che affonda le radici in un rapporto storico tra i due club e negli stretti legami professionali che uniscono da anni i rispettivi staff tecnici, e che si inserisce in una visione più ampia di sviluppo del movimento giovanile del rugby italiano, in coerenza con il Progetto Polesine e la Carta del Polesine.
Approfondiamo con il direttore sportivo Polla Roux.
Come nasce questa possibile collaborazione tra Valsugana e Rovigo?
“È importante chiarire che è stato il Valsugana a contattarci e che ci siamo confrontati con i rispettivi presidenti. Ci hanno chiesto la disponibilità a offrire ad alcuni giovani, individuati come giocatori di prospettiva, la possibilità di svolgere con noi periodi di allenamento e, soprattutto, la preparazione precampionato.
Per loro significa confrontarsi con il livello della Serie A Elite; per noi, invece, significa avere l’opportunità di valutare concretamente giocatori di prospettiva presenti in un territorio confinante, in attesa di raccogliere i frutti del nuovo percorso intrapreso dalla Monti Junior. Anche coach Giazzon sottolinea spesso che vedere un giocatore in partita è una cosa; averlo ogni giorno in allenamento permette di comprenderne molto meglio le qualità fisiche, tecniche e caratteriali.”
Alla base c’è anche un rapporto molto forte tra i due club.
“È naturale. Dopo la mia lunga permanenza al Valsugana ho mantenuto un ottimo rapporto con il loro Direttore Sportivo, Stefano Ghinassi. Il loro attuale allenatore, Giovanni Boccalon, ha giocato a Rovigo, mentre Jason Wright ha allenato qui: entrambi conoscono molto bene il nostro ambiente.
Esiste inoltre un collegamento importante nell’area della preparazione fisica. Jacopo Forza lavora con noi da tre anni e, per un periodo, ha lavorato contemporaneamente al mattino a Rovigo e alla sera al Valsugana. Oggi è il nostro responsabile della preparazione fisica.
Leonardo Della Ratta segue con noi il Return to Play ed è anche responsabile della preparazione fisica della prima squadra del Valsugana. Questo collegamento ci permette di monitorare con continuità la preparazione e la crescita dei giocatori.”
Valsugana ha già rappresentato in passato un bacino importante per Rovigo.
“Certamente. Negli anni, giocatori come Citton, Mastrandrea, Sironi, Sanavia e Giulian sono alcuni esempi di atleti provenienti da quell’ambiente che hanno poi avuto opportunità a Rovigo.
Quindi non stiamo inventando qualcosa da zero: stiamo cercando di organizzare meglio un rapporto che esiste già da tempo con un club di un territorio confinante.”
Perché oggi è così importante avere una base più ampia di giovani?
“Il nostro settore giovanile rimane fondamentale e la Monti Rugby Rovigo Junior sta facendo un grande lavoro negli ultimi anni. Ma nessun club può pensare di produrre ogni anno tutti i giocatori necessari alla prima squadra, soprattutto nei ruoli specifici di cui ha bisogno.
Il Valsugana è un ottimo esempio: ha vinto il campionato italiano U18 per due anni consecutivi, ma quest’anno forse soltanto uno o due giocatori di quel gruppo possono essere immediatamente pronti per la prima squadra. Questo dimostra quanto sia grande il salto tra l’U18 e il rugby senior.
Negli anni, analizzando questo tema anche con Stefano Ghinassi, Direttore Sportivo del Valsugana, siamo arrivati alla conclusione che riuscire ad avere il 60-80% della rosa proveniente dal proprio club o dal proprio territorio sarebbe già un risultato eccellente.
Puoi produrre uno, due o tre giocatori di livello da una generazione, ma non puoi produrne quindici ogni anno e, soprattutto, non puoi scegliere i ruoli. Per questo bisogna guardare anche al di fuori del proprio settore giovanile.
Per quanto possibile, sta diventando fondamentale monitorare i giovani prospetti anche al di fuori del proprio territorio, per un’altra ragione importante: la riduzione dei costi di gestione societaria è ormai diventata un obiettivo primario per la sostenibilità dei club. Quello che sta succedendo nel rugby italiano, soprattutto a livello di base, non è certo una novità: la contrazione delle risorse economiche e la necessità di ottimizzare i budget impongono una visione strategica più ampia e flessibile.”
La collaborazione con Valsugana cambia qualcosa nel Progetto Polesine, sancito dalla recente Carta del Polesine?
“Assolutamente no. Il Progetto Polesine rimane fondamentale.
Rovigo continuerà a investire nei propri giovani e nel Progetto Polesine, sostenendo il lavoro che la Monti Rugby Rovigo sta portando avanti nel settore giovanile.
A seconda del livello e della maturazione del giocatore, un ragazzo che esce dalla nostra U18 può andare al Frassinelle in Serie C, al Villadose in Serie B oppure al Badia in Serie A2.
Non tutti devono seguire gli stessi passaggi. Un giocatore può essere pronto direttamente per la Serie A2, mentre un altro può aver bisogno di passare prima dalla Serie C o dalla Serie B.
Per un giocatore pronto per un livello superiore, ma non ancora per la Serie A Elite, il Valsugana e la Serie A1 possono rappresentare, in futuro, un ulteriore gradino del percorso.
Quindi Polesine e Valsugana non sono progetti in concorrenza, tutt’altro: sono livelli che possono integrarsi e completarsi.
Abbiamo bisogno di una rete che copra e coinvolga tutti i livelli del nostro rugby di base, per dare motivazioni e opportunità a tutti.”
Anche la Coppa Italia diventa importante in questo progetto?
“Molto. La Federazione ha creato un’opportunità importante attraverso la Coppa Italia, in particolare con l’obbligo di schierare otto giocatori U23.
Questo crea vere opportunità di gioco per i giovani.
Abbiamo già due o tre giocatori del Badia che si stanno comportando molto bene negli allenamenti con noi e che stiamo valutando per la Coppa Italia.
Anche in questo caso, però, servono giocatori nei ruoli giusti: piloni, tallonatori, mediani, aperture ed estremi. Per questo dobbiamo avere una base sufficientemente ampia da cui scegliere.”
E a volte i migliori giovani vengono persi prima ancora di arrivare alla prima squadra.
“Esatto. L’ho visto direttamente anche durante la mia esperienza al Valsugana.
Giocatori come Ruzza, Trulla e Minozzi sono cresciuti nel settore giovanile del club, ma non hanno praticamente avuto il tempo di diventare elementi importanti della prima squadra. Sono entrati nelle accademie e nei percorsi federali e da lì sono passati direttamente al rugby professionistico.
È un grande successo per il club che li ha formati e per il rugby italiano, ma dimostra anche perché non si può basare tutta la programmazione della prima squadra esclusivamente sui propri U18.”
Ha fatto anche il paragone con Benetton e Zebre.
“Ma solo perché il principio è simile, ma su una scala molto più piccola.
Benetton e Zebre hanno la possibilità economica di mettere sotto contratto molti giovani e poi mandarli a giocare in altri club. Noi non possiamo e non vogliamo fare questo.
È meglio, sia per il giovane sia per i suoi compagni, che rimanga nel proprio club, giochi con continuità e continui a svilupparsi. Noi possiamo monitorarlo, invitarlo periodicamente ad allenarsi con Rovigo e seguirne la crescita.
Quando sarà realmente pronto e avremo un’opportunità per lui, allora sarà il momento di parlare di un contratto. Non prima. Questo è più sostenibile per noi ed è anche meglio per il giocatore.”
Quindi “allargare la base” non significa mettere più giocatori sotto contratto?
“Esattamente. Significa avere più giocatori che conosciamo e monitoriamo.
Per noi, creare una base più ampia non significa avere quaranta o cinquanta giocatori sotto contratto. Significa avere un gruppo più ampio di giocatori che conosciamo, seguiamo e monitoriamo.
Alcuni giocheranno a Rovigo. Alcuni potrebbero essere al Frassinelle, al Villadose o al Badia. Altri al Valsugana, mentre altri ancora potrebbero crescere in ambienti differenti.
L’importante è sapere chi sono e conoscere il loro percorso di sviluppo.
Grazie anche al collegamento tra gli staff tecnici e quelli della preparazione fisica dei club menzionati, possiamo garantire un monitoraggio continuo, invitare i giocatori ad allenarsi con noi e capire quando sono pronti per fare il passo successivo.
Se poi uno dei nostri migliori giovani viene preso da Benetton, Zebre o dalla Federazione, per noi deve essere un successo. Ma dobbiamo essere preparati e sapere già chi potrebbe essere il prossimo.”
Qual è quindi l’obiettivo finale?
“Creare una rete di sviluppo, non semplicemente uno scambio di giocatori.
Rovigo continuerà a investire nei giovani formati dalla Monti Junior, nell’ambito della concretizzazione della franchigia polesana, concetto ideato e spesso nominato dal presidente Francesco Zambelli.
Il Valsugana può aggiungere un ulteriore livello e un’altra opportunità di sviluppo.
Ogni movimento dovrà comunque essere deciso e coordinato tra i club, gli allenatori e i responsabili tecnici. Non vogliamo che i giocatori si spostino liberamente da una società all’altra senza un progetto preciso.
L’obiettivo è individuare più talenti, conoscerli meglio, monitorarli e permettere a ciascuno di giocare al livello corretto per la propria crescita.
Non dobbiamo mettere sotto contratto tutti i giovani interessanti. Dobbiamo conoscerli, seguirli e, quando saranno veramente pronti, dare loro l’opportunità di fare il passo successivo.
Se riusciremo a organizzare bene questa rete tra Rovigo, la Monti e il territorio del Polesine, coinvolgendo anche altre realtà dei territori immediatamente confinanti, come in questo caso specifico il Valsugana, credo che il progetto possa diventare molto interessante e importante per il futuro di tutti.”

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