Di Melita Martorana
Auckland – Dopo le tre partite perse una dietro l’altra in terra sudafricana, gli All Blacks scalpitavano per tornare in campo e dimostrare che, forse, sono meglio di quello che abbiamo visto at agosto e settembre. Giocare nella fortezza di Eden Park, 43 partite consecutive vinte dal 1994, davanti al proprio pubblico era l’unica medicina che avrebbe risollevato il morale e l’orgoglio ferito dei tutti neri.
Con più di dieci giocatori infortunati, Dave Rennie è dovuto correre ai ripari, accogliendo giocatori di ritorno da lunghi infortuni e dando spazio a chi forse si pensava essere ormai fuori dal giro della nazionale. I due Barrett, Scott e Beauden, primi fra tutti.
Scott, che dopo l’operazione alla schiena aveva seriamente meditato il ritiro, torna in campo senza più la fascia, e il peso, di capitano. Lo ritroviamo enorme, tanto che i suoi compagni scherzano dicendo che ha sviluppato “a 10 pack” cioè molti più addominali di quelli a disposizione. Controlla il gioco di rimessa laterale, si impone sia in attacco, facendo pesare la proprio presenza in mischia e maul, che in difesa, buttando corpo e anima ad ogni accenno di breakdown. L’auspicio è quello di vederlo presto a fianco di Fabien Holland: “Abbiamo ottimi giocatori che competono per un posto in seconda linea” ci dice il capitano Codie Taylor suo compagno per anni nei Crusaders, “ma lui è un giocatore di esperienza su cui puoi contare, è un leader che questa settimana si è concentrato sul proprio ruolo, che fa le domande giuste nei momenti giusti e dove ce n’è bisogno, soprattutto, per noi cinque della mischia. Dopo il tour in Sudafrica avere uno come lui nel gruppo, ma anche in campo con la sua presenza, la sua intelligenza rugbistica e la sua fisicità è ineguagliabile”.
Suo fratello Beauden ritrova la maglia numero 15, la posizione di estremo con cui lo abbiamo visto da 10 anni a questa parte, e comandare le retrovie degli attacchi dei padroni di casa. La intercambiabilità con Damian McKenzie ad apertura, ha permesso alla squadra di poter avviare attacchi e contro attacchi da ogni parte del campo, soprattutto nelle fasi successive agli innesti degli avanti lanciati da Cam Roigard. Non è più quel giocatore di una volta, con l’occhio per trovare buchi dove gli altri vedevano solo muri, ma a 34 anni, può ancora essere vitale per la visione di gioco che Rennie ha impostato, in vista di un anno lunghissimo, che culminerà con la Coppa del Mondo in Australia. In fin dei conti con due aperture infortunate, Ruben Love e Richie Mo’unga, avere l’esperienza di Beauden Barrett non può far altro che rassicurare lo staff.
Damian McKenzie con la maglia numero 10 è stato uno spettacolo.
È, tuttavia, la prima scelta? A nostro parere se la gioca con Ruben Love, qualora Ruben tornasse il prossimo anno con la stessa vivacità che lo ha caratterizzato nei primi sei mesi del 2026. Richie Mo’unga è ancora lontano dagli standard degli All Blacks e lo si è visto faticare molto in Sudafrica. Per ora, McKenzie è la prima e l’unica scelta. Almeno fino al prossimo sabato, perché in Europa a novembre, Rennie sicuramente alternerà’ le tre aperture, Mo’unga, McKenzie e Josh Jacomb, dando a quest’ultimo forse la possibilità di scendere in campo da titolare conto il Galles. C’è comunque la co-abitazione con Mo’unga 10, Dmac 15 e Beauden in panchina a coprire entrambi i ruoli.
Senza dimenticare che il quarto pivot in campo è il terzo Barrett, Jordie, ormai acclamato miglior numero 12 al mondo, senza se e senza ma. Un’apertura un po’ troppo alta, 196cm, ritenuta troppo alta anche come centro dall’allora capo allenatore Sir Steve Hansen prima del mondiale 2019, ma che negli ultimi anni si è imposto, proprio per la statura e fisicità. Non solo compare come primo ricevitore in alcune giocare magicamente orchestrate da Cam Roigard, ma soprattutto in difesa è esploso per la brutalità con cui affronta l’avversario. Nel solo 2026 con la maglia nera, Jordie ha una media di 15 placcaggi a partita. Sabato ha corso 85 metri, per 12 volte con il pallone in mano. Nessuno come lui a centro. Che gli All Blacks debbano un po’ ringraziare il Leinster è fuori oltre ragionevole dubbio. La capacità’ di leggere non solo le difese avversarie, ma soprattutto di anticipare i movimenti offensivi, è salito di livello proprio di ritorno dall’anno sabatico giocato in Irlanda nello United Rugby Championship con il valore aggiunto della European Champions Cup. Lo stesso Codie Taylor ha detto in conferenza stampa che Jordie potrebbe tranquillamente portare un 6, 7, o 8 sulle spalle.
Ma a parte le prestazioni individuali, sabato abbiamo assistito ad una partita dove gli All Blacks hanno migliorato in alcuni aspetti del gioco dove hanno dimostrato di essere difensivamente esposti in Sudafrica. Il gioco aereo forse uno dei punti di maggior dibattito tra gli addetti ai lavori. Sabato gli All Blacks si sono trovati sotto 11 calci alti, perdendone solo tre, con una percentuale di successo del 73%. L’Australia non è il Sudafrica che utilizza i calci per spingere gli avversari nei propri 22 e pressarli con gli avanti. Ma è un passo avanti rispetto ad un mese fa. “Il nostro gioco al piede è stato eccezionale” ha detto Dave Rennie nella conferenza stampa post partita, “ci ha permesso di metterli sotto pressione. Abbiamo calciato più del solito con il mediano di mischia. Recuperare quei palloni è difficile, circa uno su quattro è la statistica, quindi sono convinto che i ragazzi abbiamo fatto un ottimo lavoro nel recuperare in aria o dal basso.”
Punto da sottolineare è stato il buon arbitraggio, un TMO che è dovuto intervenire solo al 71esimo minuto per una meta/non meta. Gli All Blacks, che spesso si sono ritrovati sul lato sbagliato dell’arbitro con una disciplina traballante per mancanza di lucidità, sabato hanno giocato con controllo portando a casa 12 turnover concessi e solo 7 falli dati contro.
Gli All Blacks sono partiti lunedì per Sydney per la seconda sfida con i Wallabies. Con quattro giocatori aggiunti alla squadra come ‘injury cover’ e con la Bledisloe Cup sicura nella bacheca di NZ Rugby, Dave Rennie potrebbe dare opportunità a chi ha ancora poco minutaggio.
