Massimo Brunello tra Zebre Parma, movimento italiano e futuro ovale

Melita Martorana Massimo Brunello, classe 1967, nasce ad Arquà Polesine, un piccolo comune nella provincia di Rovigo. In quell’area del Veneto dove i bambini mangiano, pensano e respirano…

Massimo Brunello tra Zebre Parma, movimento italiano e futuro ovale

Melita Martorana

Massimo Brunello, classe 1967, nasce ad Arquà Polesine, un piccolo comune nella provincia di Rovigo. In quell’area del Veneto dove i bambini mangiano, pensano e respirano rugby, dove tanti campioni sono cresciuti, si sono formati e diventati nazionali. Questa è la terza stagione che Brunello la passa al comando delle Zebre, la franchigia federale italiana, impegnata nel torneo continentale United Rugby Championship: “Sto bene, c’è una bella armonia con i giocatori e lo staff. Dopo due anni, ne conosco le dinamiche, questa è una squadra ringiovanita, c’è quindi tanto lavoro da fare, ed è uno stimolo, anche se la partenza non è stata delle migliori. Ci vuole pazienza.”

Tre partite, tre sconfitte contro Bulls, Cardiff ed Edimburgo, un paio con punteggi pesanti, ma il campionato è lungo, non si fanno sprint, ma maratone. Ci sono, tuttavia, oggettivamente, delle cose che devono essere migliorate, ed altre da cui ripartire: “Ci manca un po’ la conoscenza dei ruoli in campo e dobbiamo essere più rapidi negli spostamenti. Siamo un po’ lenti in attacco e difesa, e quindi non efficaci in certe situazioni, soprattutto in attacco. Se non riusciamo ad essere precisi, non avendo delle fisicità importanti, facciamo fatica ad avanzare. Dobbiamo anche essere un po’ più tattici, per capire quando avanzare al piede, o con le mani. Questi sono tutti aspetti su cui stiamo lavorando.

“Abbiamo fatto dei cambiamenti in campo – tattici e di strategia – e forse ci rallenta. La preparazione è la stessa, con gli stessi preparatori, ma lo scorso anno eravamo partiti meglio. Quest’anno, però, nove nazionali sono stati via durante l’estate nel tour, e non ne abbiamo mai avuti così tanti, e sono tornati più tardi, quindi abbiamo avuto due gruppi separati che si avvicinavano al ritorno in campo, e quindi non eravamo omogenei nella preparazione, e può essere quello. Ma sono tutte cose che si aggiustano avanzando nel campionato.”

Il blocco autunnale prima dello stop per le partite azzurre di novembre, offre la possibilità di valutare non solo gli obbiettivi prefissati, ma anche le prestazioni in campo, e di rettificare ciò su cui lavorare: “Vogliamo delle buone prestazioni, trovando fiducia sia in attacco che in difesa. Abbiamo bisogno di una buona conquista, per esempio in mischia pensavamo di soffrire molto, anche per gli infortuni in prima linea, sostituiti con giocatori chiamati dalla Serie A Elita e Serie A, invece la mischia chiusa sta funzionando. La rimessa laterale è un po’ alternante, e li necessitiamo di più continuità. Mi è piaciuta la difesa che abbiamo avuto contro Edimburgo, dove abbiamo difeso in tanti fasi. È vero abbiamo prese mete da drive, ma abbiamo subito solo un paio di line break. Non è stata una partita da buttare via in difesa, ma ci deve essere più equilibrio attacco e difesa. Le Zebre devono sempre giocare al meglio per raggiungere un risultato, una vittoria. Ora affronteremo Ulster in Challenge Cup poi Connacht e Dragons in URC e l’obbiettivo è anche dare spazio a chi ha giocato di meno, per avere più omogeneità sulla distribuzione del minutaggio.”

Con otto presenze in Nazionale maggiore e ben 257 nel Rovigo, Brunello non poteva non tentare la via dell’allenatore una volta ritiratosi dai campi da gioco nel 2000. Al suo attivo panchine con Rovigo, Badia e Calvisano, con cui ha vinto due scudetti, e poi le avventure azzurre con l’U18 e l’U20, con cui raggiunge traguardi mai sperati in precedenza, che lo portano sulla via, forse scontata, di Parma, verso la franchigia delle Zebre. Non è arroganza attestare che Brunello è, ad oggi, uno dei massini conoscitori del rugby italiano, dei suoi tessuti sia amatoriali che competitivi, riuscendo a districarsi nel puzzle del sistema alto livello, pescando giocatori che non solo mostrano talento, ma anche voglia di far bene.

“Ne abbiamo tanti qui, ma sono ragazzi non proprio sconosciuti. Alcuni li ho allenati con l’U20, altri sono passati con altre nazionali. Abbiamo tanti giovani negli avanti come Federico Pisani con tanto margine di miglioramento, Giovanni Quattrini tallonatore, Alex Mattioli e Pietro Turrisi dalle pole’ espoirs francesi, poi con l’U20 e poi la nazionale A. Francesco Ruffolo è molto fisico, può giocare 4 e 6. Sono tutti giocatori che possono andare dalla franchigia alla nazionale. Facendo minutaggio.

“In Italia manca un sistema che aiuti i ragazzi a giocare un po’ di più. In Francia e Inghilterra hanno, non solo i campionati maggiori, ma anche altri campionati minori, il cui livello è ottimo, dove ci sono tanti giovani che trovano minutaggio. E di giovani ce ne sono veramente tanti, alcuni già pronti per un salto di qualità in categorie più importanti, altri che non sono pronti, ma trovano comunque spazio per giocare. Abbiamo la Serie A Elite che dà spazio ai nostri, li fa giocare, ma il salto dalla Elite alla URC è abbastanza grande, e quindi più difficile. Bisogna avere pazienza, questo è un sistema che deve dare tempo ai ragazzi, e li dobbiamo aiutare.”

Tra un anno preciso, la nazionale maggiore sarà impegnata nella Coppa del Mondo che si terrà down-under in Australia. L’Italia si confronterà nel girone di qualificazione contro Sudafrica, Romania e Georgia. Se farà bene, potrebbe essere ripescata come miglior seconda dei gironi ed avanzare, per la prima volta nella storia, ai playoff. Gonzalo Quesada, da tre anni alla guida degli Azzurri, sta attivamente lavorando per scegliere la rosa che approderà ad Adelaide per il primo match il 3 ottobre. Le Zebre avranno un ruolo importante nel mettere a disposizione giocatori, prima nei test match di novembre e poi nel Sei Nazioni. Ma sarà alla fine del campionato URC che Quesada stilerà la lista finale: “Prima di essere convocati in nazionale, si deve vincere la concorrenza interna alla franchigia. È chiaro che tutti i ragazzi un po’ sperano di essere chiamati già a novembre. Non solo i nuovi giocatori, ma anche i nove dello scorso tour devono comunque giocare per confermare la propria convocazione e quindi devono dare qualcosa in più.

Con Gonzalo ci sentiamo settimanalmente e ci aggiorniamo su tutto, sul minutaggio, sui ruoli, su cosa può funzionare e cosa meno, se i giocatori si impegnano negli allenamenti, gli do le mie impressioni sulla partita. Da due anni c’è una comunicazione diretta e costante. Aiuta tanto che condividiamo sia come gestire i giocatori, che la visione del rugby giocato. Non ci siamo mai trovati in grossi contrasti, magari uno può dibattere sul valore di un giocatore, ma il rapporto è sempre stato leale e diretto. Esiste anche un aiuto reciproco, abbiamo dato giocatori all’ultimo minuto alla nazionale, e lui ha fatto altrettanto. Concordiamo magari una panchina con un giocatore che ha bisogno di minutaggio. Con la federazione c’è molta collaborazione, le Zebre sono, all’effettivo, una seconda squadra.”

Dal primo novembre World Rugby introdurrà nuove regole sul placcaggio, una su tutte the hip tackle, che abbiamo visto durante All Blacks v Wallabies, e che ha portato alla lesione del tendine della caviglia dell’ala kiwi Leroy Carter. Quanto incidono questi continui cambiamenti nel regolamento? Non tanto nel contenuto in sé stesso della nuova regola, ma quanto nella esecuzione e allenamento della stessa: “Un cambio di regolamento inficia un po’ su tutto quello che fai durante il pre-season. Per esempio questa regola del ginocchio è una regola che già esisteva, la stanno semplicemente amplificando. Ci sono però sempre queste aree grige, per esempio, sempre in questa regola, non c’è un chiarimento di come comportarsi sulla linea di meta perché lì è molto difficile non mettere il ginocchio a terra. Poi magari con il tempo giocando le domande vengono chiarite. Io sono contrario che queste regole vengono applicate a stagione in corso, su questo non sono per nulla d’accordo.

 

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