U14: la cronaca della trasferta parmigiana dei Leoni Bolognesi

Di Enzo Calabrò Oggi si va a Parma dove oltre al prosciutto e al formaggio fanno anche un buon rugby. Appuntamento alle 7 e 30 all'Arcoveggio, i giocatori…

Di Enzo Calabrò

Oggi si va a Parma dove oltre al prosciutto e al formaggio fanno anche un buon rugby.
Appuntamento alle 7 e 30 all’Arcoveggio, i giocatori arrivano alla spicciolata con gli occhi mezzi chiusi e l’espressione un po’ imbronciata per la levataccia, i genitori che li accompagnano ancora peggio.

Su un muretto è stato organizzato una specie di mercatino con tutta la roba dimenticata di venerdì all’allenamento nello spogliatoio. Pantaloncini, tute, calzettoni e 5 scarpe… non tre paia ma due paia e mezza ?!!
– Ah ecco dov’era rimasta la mia tuta, quel calzettone  è mio… Quasi tutto trova il suo padrone, quello che rimane un giorno o l’altro servirà.

Si parte, il corteo di auto e pulmino si mette in marcia appuntamento all’uscita di Parma Ovest. Durante il viaggio non si parla di rugby; chissà perchè ma non si parla mai di rugby in quel lungo o breve tempo che ci si mette per arrivare nella città dove si giocherà, come se quel periodo non esistesse, come se tra il punto di ritrovo e lo spogliatoio degli ospiti ci si ritovasse sospesi in una grande bolla tonda, non ovale appunto.
Il viaggio è la solita noia padana, con campi e capannoni industriali che si alternano, solo la nuova stazione dell’alta velocità di Reggio Emilia si fa notare perchè come direbbe Verdone “L’han fatta strana”.

Le squadre forti vanno in trasferta senza lasciarsi intimorire dalla novità di un campo e di un’atmosfera che non conoscono, vanno in campo per vincere comunque in casa, fuori, al mare o in montagna, ma se gli avversari sono forti anche loro vincere diventa più difficile.

E il Parma era forte, non avevano giocatori extra large o fuoriclasse tra i trequarti, giocavano però un rugby ben organizzato con ruck veloci e aperture pulite fino all’ala. La nostra difesa è stata messa a dura prova e i contrattacchi si sono sempre infranti sui palcaggi avversari. Una bella partita equilibrata per tutto il primo tempo.

Nel secondo tempo una percussione degli avanti del Parma ha trovato un sotegno convincente e la spinta del pacchetto ha rotto la parità portando il punteggio sul 5 a 0 per i padroni di casa. Meta laterale, trasformazione fallita. Si rimane sul 5 a 0.
“Ok ragazzi, una meta trasformata e si vince”. E’ bastato questo commento e uno sguardo di intesa scambiato tra i 13 giocatori sotto i pali per trasformare la squadra. Si va verso il centro del campo con la voglia di far vedere che la nostra Mortadella e la Casatella di Castel San Pietro valgono quanto prosciutto e parmiggiano.

Adesso si vede aggredire la linea di difesa avversaria, si vede la voglia di superare l’uomo e se non ci si riesce passare al  compagno, e anhe lui dentro a tutta, preso e passaggio, dentro a tutta preso e passaggio, fino all’ala. C’era fiducia di farcela negli occhi dei ragazzi e anche a bordo campo nonostante il tempo che passava la meta se non era una certezza era molto più di una speranza.  Sullo scadere del tempo eccola: terza fase Matteo Rossi riceve il passaggio di ritorno dalla linea laterale, deborda e appoggia la palla leggera come fosse una piuma esattamente al centro dei pali.

A tempo scaduto il calciatore ormai famoso per il palo-palo-traversa-fuori sistema la palla a non più di 20 metri dal centro dai pali, e in quel momento con la palla bella dritta davanti a lui chissà se ha pensato alla partita di ieri tra Italia e Australia quando Orquera ha sbagliato il calcio decisivo, fatto stà che la trasformazione non trasforma un bel niente e la partita finisce pari.

La partita sucessiva con il Piacenza non ha storia, i Lions vincono 5 mete a 1 con un gioco convincente solo nel secondo tempo, ma serve per far tornare i ragazzi nello spogliatoio, come si dice, contenti e felici. Cori pacche sulle spalle di soddisfazione o di consolazione per il calciatore che comunque “se ti sembra facile vorrei vedere te al posto suo in quel momento”.

Sul pulmino nel viaggio di ritorno ancora festa e casino, poi uno dopo l’altro i leoni esausti dopo un lungo sbadiglio si spengono. Dormono con la testa reclinata su un lato e le cuffie che gli escono dalle orecchie. Trasferta finita 6 euro di pedaggio e 7 punti in saccoccia.

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