Tra le tante realtà che si sono guadagnate il salto di categoria, oggi vi presentiamo la Svicat Consolini e lo facciamo grazie al tempo che ci ha dedicato il suo capitano, Paolo D’Oria. Un giocatore, che ha condotto in maniera impeccabile la squadra della propria città nel corso di una stagione esaltante, fatta di tante vittorie e una sola sconfitta.
Paolo, per prima cosa complimenti, è un gran bel traguardo questa promozione, soprattutto per una squadra come la tua che ha dominato per tutta la stagione. Pensi sia stato tutto un sogno, oppure hai capito l’impresa che siete stati in grado di compiere?
Ti ringrazio innanzitutto per i complimenti. Per noi è ancora oggi tutto un sogno, pian piano iniziamo a capire che è realtà e siamo sempre più contenti e orgogliosi per quello che abbiamo compiuto. Pian piano iniziamo a venir fuori anche noi e con questa serie B ci affacciamo nel rugby nazionale, quello che conta e che ci potrà aiutare a crescere ancora.
Vivere una promozione da capitano, come ci si sente? Le sensazioni provate a caldo, e anche quelle sopraggiunte solo dopo.
Sono stato capitano nelle giovanili, ma questa è stata la mia prima stagione da capitano di una squadra senior. Devo dire che sono ampiamente soddisfatto del lavoro fatto quest’anno, ho cercato di imparare nel minor tempo possibile come si comporta un capitano e, soprattutto, all’inizio non è stata una cosa facile. Sin da subito, tuttavia, ho avuto la fiducia e la stima dei miei compagni e questo è stato di vitale importanza. Aver raggiunto un risultato storico in questa città mi ha reso sin da subito orgoglioso. Ora che son passati diversi giorni posso ben dire che le sensazioni non sono cambiate, anzi, ma è già arrivata l’ora di pensare all’immediato futuro.
Qual’è stato il momento, nel corso della stagione, in cui ha capito che ce la potevate fare davvero? E quale il più difficile da superare?
Abbiamo chiuso il campionato da imbattuti e questo ci ha dato fiducia in vista dei play-off. Giunti nella fase degli spareggi, abbiamo sin da subito capito che il livello era tutta un’altra cosa, rispetto al campionato pugliese e questo ci ha motivati a lavorare sempre più duramente. Il momento più difficile da superare è stato quello che ha preceduto la partita della semifinale, a Paganica, perchè uscivamo dal ritorno dei quarti di finale con una sconfitta , l’unica della stagione, a Santa Maria Capua Vetere. Ricordo ancora il silenzio e la preoccupazione che sovrastavano il campo di allenamento durante tutto il corso della settimana…
Come si costruisce una promozione?
Secondo me, una promozione, soprattutto qui in Puglia, si costruisce con grandissimi sacrifici negli allenamenti e con persone che credano, anche economicamente, nella realtà del rugby. Siamo stati fortunati ad avere al nostro fianco una figura come quella del nostro presidente Fabrizio Romano Camilli, che ha creduto in noi e nelle nostre potenzialità.
Perchè hai deciso di giocare a rugby? Da quanto lo pratichi?
Ho deciso di giocare a rugby all’età di 11 anni senza un buon motivo, in realtà, volevo solo provare a giocare con quella palla ovale. E come spesso succede a chi pratica questo sport, sin da subito sono stato attratto da questo mondo e di sicuro non ne uscirò tanto facilmente.
Il salto di categoria, soprattutto dalla seire C alla B, è notevole. Cosa pensa possa servire alla sua squadra per affermarsi anche nella serie superiore?
Questa promozione dalla C alla B era già stata ottenuta dal Trepuzzi nel 2009 e, anche in quell’occasione, ero presente da giocatore. Avendo disputato già un campionato di B, credo che per affermarsi in un campionato di una serie superiore sia indispensabile avere esperienza in squadra e innestare la squadra, nella giusta misura, con giovani provenienti dal vivaio. Senza ombra di dubbio, bisognerà acquistare qualche giocatore che porti quell’esperienza che manca ancora all’interno della squadra.
Un sogno nel cassetto ovale?
Un sogno? arrivare a giocare in Eccellenza e magari con la mia squadra. Stiamo parlando di sogni no? E allora sognare non costa nulla, anzi.
E chissà mai che i sogni, non diventino in futuro una realtà…ovale chiaramente.
