Mauro Antonini, coach di una squadra ternana al 100%, punta sul gruppo e sulla crescita tecnica dei Draghi
Una squadra tutta di ternani, composta interamente da esordienti, una squadra con tanti giovani, che sono diventati un grande gruppo dentro e fuori dal campo. E’ su queste basi che parte la nuova sfida del rugby rossoverde, con l’Umbria Energy Terni Rugby pronta a scendere in campo per il campionato di serie B (domenica 6 ottobre alle 15.30 con lo Jesi), a Borgo Rivo nell’impianto della Virgilio Maroso, la nuova casa del rugby rossoverde conquistata con le unghie e con i denti (e con un notevole sacrificio economico) dalla società guidata dal presidente Alessandro Betti durante l’estate.
E’ dunque una sfida troppo sfrontata quella che attende i Draghi nella prossima stagione?
Mauro Antonini, il coach e direttore tecnico del Terni Rugby sorride appoggiandosi alla stampella. “Ho il solito tendine un po’ sbrindellato!”, si giustifica. Esattamente come prima e dopo la finale dei play-off con il Paganica dello scorso 2 giugno. Quel giorno Mauro la stampella la lasciò solo per qualche ora. Giusto il tempo di entrare in campo e guidare i Draghi alla vittoria (42 a 7) e alla conquista della loro prima storica promozione dopo appena sei anni d’attività. Poi alla festa, di nuovo con la stampella.
E allora? Domenica indosserai di nuovo la maglia con il numero 9 e i calzoncini?
“Quelli li porto sempre!”, risponde Antonini, ridendo di gusto. “Ma non so se ce la farò a giocare”.
Mai dire mai, comunque. Ai rugbysti piace soffrire, dice qualcuno.
“E quest’anno ci sarà da soffrire”, continua Mauro. “Perché la nostra, come al solito, è una scommessa. Ed in particolare lo è per me, come allenatore: dovremo dimostrare di essere in grado di fare tutto da soli, di saper crescere tecnicamente con i nostri mezzi, di saperci confrontare – anche a livello psicologico – con squadre molto più forti ed esperte di noi. Non sarà facile, ma ci proveremo, come è nello spirito del nostro sport. Ce la metteremo tutta, per vincere naturalmente. Poi vedremo: l’importante è che il Club continui a crescere dall’Under 6 agli Old, con lo spirito giusto”.
Lo spirito giusto, ad esempio, è quello di aver consentito ad uno dei giovani migliori, Michele Canulli, di emigrare in Inghilterra e diventare così il primo Drago da esportazione. Michele è già in campo da titolare con il Frampton Cottorell: una grande esperienza per crescere come sportivo e come uomo.
“Altri acquistano giocatori stranieri anche nelle categorie più basse, noi diamo l’opportunità ai nostri giovani di giocare all’estero. Anche questa è una bella sfida, no?”, dice Antonini, un po’ guascone come gli piace essere, in campo e fuori.
D’altra parte Mauro non ha mai avuto paura di confrontarsi con chi è più bravo di lui. Nella sua storia personale c’è un intero giro del mondo, per imparare il rugby a casa di chi di questo sport ha fatto una vera e propria religione. Un giro del mondo che quest’estate ha fatto tappa a Durban, in Sudafrica, dove Antonini ha partecipato ad un supercorso per allenatori con personaggi del calibro di Mallet e De Villiers.
“Anche con personaggi come Gdobani Bobo, ex nazionale ed ex giocatore di alcune delle squadre di Club più forti del mondo”. Bobo e Mauro hanno stretto subito una grande amicizia e il sudafricano, nel mese di settembre è stato a Terni dieci giorni per aiutare Antonini a gestire la fase più delicata della preparazione precampionato dei Draghi. “Quello che colpisce dei grandi giocatori e allenatori di rugby è la loro straordinaria umanità: Bobo è entrato subito in sintonia con il nostro gruppo, un ragazzo come gli altri, senza darsi delle arie. Ai nostri ha insegnato prima di tutto cosa significhi essere un rugbyman. Così se i ragazzi avranno assimilato bene questo concetto, se insomma la serie B la affronteremo da rugbymen, non dovremo aver paura di nessuno”. Anche con le stampelle.
Ufficio Stampa – Rugby Terni
