L’Italia ovale che vince è femmina. Ora come ignoreremo (ancora una volta) tutto questo?

E ora quale sarà la tattica per ignorare il movimento femminile? In che modo riusciremo a non concedere la possibilità alle tante ragazze che praticano questo sport di…

E ora quale sarà la tattica per ignorare il movimento femminile? In che modo riusciremo a non concedere la possibilità alle tante ragazze che praticano questo sport di fare il salto di qualità? Il gruppo della nazionale femminile, da qui al prossimo mondiale (Irlanda? Usa?) avrà la possibilità di prepararsi nel miglior modo possibile, non solo durante gli stage della nazionale? Mi spiego: nelle società si lavora tanto e bene, ma secondo me uno dei problemi del movimento femminile è il campionato; bisognerebbe, infatti ristrutturarlo e rinnovarlo, al fine di renderlo sempre più di alto livello (nel Top 14 dalla prossima stagione ogni squadra dovrà avere anche un team femminile, certo i numeri sono diversi, ma questo implica strutturare un organigramma societario interamente dedicato alle ragazze e questo rende il tutto sempre più “professionale”). Tutte queste domande sono più o meno lecite dopo la notte magica di Badia Polesine, già perché le Azzurre nella vittoria contro la Francia (arrivata in Italia per ipotecare il Torneo 2015) hanno dimostrato non solo di essere una squadra di altissimo livello, ma anche di avere delle individualità capaci di surclassare atlete di grande spessore come quelle francesi. Qualche nome? Partiamo da quella che, a parer mio è stata la migliore: il trequarti ala Maria Magatti, capace di condurre una partita impeccabile tanto in fase offensiva, quanto in quella difensiva, poi Flavia Severin, di professione seconda/terza linea, capace di annullare con due placcaggi l’stremo francese e di giocare a livello difensivo una partita degna del miglior Chabal; poi c’è il capitano Silvia Gaudino forse una delle terze centro più “rugbisticamente intelligenti” del torneo, senza dimenticare, Beatrice Rigoni splendida in fase di gestione del gioco nella partita contro le transalpine. E che dire della mediana? Da una parte l’esperienza della Schiavon e dall’altra l’estro e la leadership della Barattin, concrete e determinanti. Concludendo, poi, con la prima linea, tutta: tanto la Bettoni, quanto la Cucchiella e la Gai, così come tutte le ragazze entrate nel secondo tempo hanno dimostrato di poter tener testa a chiunque, mettendo in mostra anche dei sostegni efficaci “a tutto campo” e una notevole propensione ad attaccare “palla in mano”, non solo vicino al pacchetto di mischia. Un plauso poi alla guida tecnica, abile in fase di preparazione del match, così come di gestione dello stesso in corso d’opera. Dopo tutto questo scrivere, tuttavia, la mia speranza è che ci si accorga di questo gruppo di ragazze, così come di tutto il movimento femminile, troppo spesso ignorato o visto solo come un peso e non come un valore aggiunto. Anche perché, dopo questa domenica di Sei Nazioni (per l’ennesima volta direi), l’Italia ovale che vince è femmina.

@davidemacor

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