Il presidente dei Caimani, Giulio Arletti, “ce li racconta”

Conosciamo meglio la realtà "Caimani", grazie alle parole e alla disponibilità del suo presidente, Giuli Arletti. La squadra, domani, sfiderà i Monster, per la promozione in serie B,…

734117_528190137245593_1396572961_nConosciamo meglio la realtà “Caimani”, grazie alle parole e alla disponibilità del suo presidente, Giuli Arletti. La squadra, domani, sfiderà i Monster, per la promozione in serie B, un traguardo tanto importante quanto impensabile solo un paio di stagioni addietro. Tuttavia grazie alla tenacia dei ragazzi, la programmazione e la voglia di migliorarsi, questa partita è stata resa possibile e il sogno continua…

Allora, dopo una stagione esaltante, arrivati ad 80 minuti dal sogno serie B, come ci si sente?

Direi tesi come un elastico prossimo al punto di massima estensione. Domenica vedremo se reggerà l’ultimo tiro per poi sfogare la sua energia in un urlo di gioia o se si romperà in un urlo di rammarico. In ogni caso siamo tutti entusiasti per i risultati ottenuti quest’anno, abbiamo faticato tantissimo per essere qui, e già avere l’opportunità di giocarsi questa partita è un risultato molto importante, per una società nata solo sette anni fa.

Qual’è stato il momento della stagione in cui avete capito di poter puntare al “doppio salto” di categoria?

È stato il nostro obiettivo fin dall’inizio, ma ho capito che potevamo farcela quando Varaschin ha piazzato il drop che ha chiuso la partita, 28 a 25, contro il Botticino nella Finale d’Area.

Vincere, dominando, un girone territoriale e affermarsi in questa maniera nei play – off, è un risultato molto importante. Qual’è, secondo lei, la qualità migliore di questa squadra?

Il girone C3 non era assolutamente al nostro livello, ne eravamo coscienti fin dall’inizio avendo inserito alcuni giocatori esperti, tentammo una mediazione con il Comitato Lombardo per poter giocare in gironi più qualificati, ma giustamente in mancanza di meriti sportivi non ci fu permesso. In seguito sfruttammo il lato positivo di questa cosa, preparandoci e giocando ogni partita per migliorarci, tant’è che abbiamo avuto l’opportunità di far giocare tutti coloro che si impegnavano in allenamento abituandoli anche a spostarsi dal loro usuale ruolo, così che in futuro, in caso di infortuni in ruoli chiave, qualcuno fosse pronto a rimpiazzare con un minimo di esperienza. Per chiudere penso che la qualità di questa squadra si possa riassumere in un risultato incredibile; il gruppo. La cosa che mi preoccupava di più, infatti, all’inizio era mischiare 5 o 6 giocatori con esperienze in A2 a 35 giocatori di C3, ma devo dire che invece l’esperimento è riuscito perfettamente, proprio perché chi aveva capacità ha avuto pazienza ed ha trasmesso la sua esperienza, mentre gli altri hanno tutti lottato per prendersi il posto in squadra e tutti lo hanno ottenuto. Tanto per farle un esempio la squadra fa allenamenti di 90 minuti per 3 giorni a settimana, e la media di frequenza si aggira intorno all’88%, che se aggiunto alle 28 partite tra amichevoli campionato e playoff fanno 4 giorni a settimana a giocare a rugby, direi che la passione in ciò che fanno hanno dimostrato di averla!

Mi racconti il progetto Caimani.

L’anno scorso i nostri territori sono stati letteralmente distrutti dal terremoto, la gente, tutta, era completamente tramortita e scossa da quegli eventi, così decidemmo di fare la nostra parte mettendoci a lavorare sodo per dare un messaggio di fiducia e di crescita. Stabilimmo dei punti da cui partire, le giovanili avevano subito un brusco taglio vista l’impossibilità di far formazione o attività in scuole inagibili; cosi pensammo ad un modo per attirare i ragazzi da noi non potendo andare noi da loro che, con il passare del tempo, si è dimostrato un successo. La prima cosa che ci venne in mente fu di dar loro un esempio vincente, cosi decidemmo di formare una Prima Squadra forte, con l’intenzione di compiere un’impresa; fu cosi (forti della convinzione che giocare coi bravi insegna) che puntammo ad inserire 4 o 5 elementi con esperienza di A2, in più validi elementi di altre squadre limitrofe, venuti a sapere del nostro progetto, si proposero per farne parte, e cosi partimmo. Ora stiamo già concentrando i nostri sforzi sulla struttura e sul vivaio, in quanto il progetto ha una durata decennale e l’obbiettivo più bello per noi è portare i nostri giovani a giocare in prima squadra ed in campionati sempre più qualificati, per permettere a questa disciplina di poter partecipare come parte attiva alla rinascita del territorio.

Un sogno nel cassetto ovale, guardando al futuro?

Per ora riesco a pensare solo a domenica. È il sogno più importante e mi piace andare per gradi. Poi per quanto riguarda il futuro, invece, il sogno nl cassetto è avvicinare quante più persone a questa bellissima disciplina. Ho sempre pensato che il primo problema del rugby fosse la sua difficoltà comunicativa, tanti appassionati, ma pochi che pensano realmente a diffonderlo o a parlarne nel modo giusto. Invece va spinto e fatto conoscere, portando, se necessario, i neofiti per mano alle partite, da li in poi ci pensa la spettacolarità di questo gioco a coinvolgere e far appassionare le persone.

 

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