Il viaggio nel mondo del rugby femminile italiano continua e, questa volta, andiamo a conoscere Federico Villanacci, head coach delle Donne Eutrsche.
Come sta andando questa avventura in serie A?
Quest’anno è il quinto anno che alleno le Donne Etrusche; è una stagine dove le ragazze stanno mettendo in pratica tutto quello che hanno imparato nel corso delle precedenti annate ovali.
Il gruppo si sta ingrandendo, questo significa che il rugby femminile piace sempre di più.
Quindi diciamo che sono soddisfatto.
Come vede questo movimento femminile?
Lo vedo in continua evoluzione, un movimento che ha sempre più tesserate di anno in anno, però bisogna continuare a lavorare bene, tanto noi nei club, quanto in federazione, per non rendere vano quello costruito fino ad ora.
Il solo fatto che hanno trasmesso il test match contro il Giappone in tv, in Rai, è stato un chiaro segnale che qualcosa si sta muovendo e nella giusta direzione.
Cosa ci vuole al rugby femminile italiano, per fare il definitivo salto di qualità?
Se parliamo di salto di qualità, sicuramente bisogna parlare di più investimenti, sia a livello societario che di federazione.
Che tipo di supporto servirebbe al rugby femminile per affermarsi definitivamente?
Se ne fa un gran parlare in questo periodo, di rendere le ragazze professioniste a tutti gli effetti.
Noi come tutte le altre squadre abbiamo ragazze che per venire agli allenamenti e alla partita fanno i salti mortali, per non parlare poi del caso in cui si dovessero fare male, allora li si che tutto diventa un serio problema per il lavoro.
Alcune ragazze, soprattutto quelle che hanno un contratto a tempo determinato, sono inizialmente portate al non dire che sport praticano al loro datore di lavoro.
Guardando al futuro come vede questo movimento in rosa?
Se società e federazione lavorano e pensano sullo stesso piano, non può che essere un futuro positivo, occorre un po’ più di visibilità per le atlete, non solo quelle che sono già nel giro della nazionale, infatti ci sono molte ragazze che si meritano un opportunità, per lo meno di essere messe alla prova, ma spesso non è così.
Sicuramente la crescita che c’è stata negli anni è stata grandissima e per continuare così ci vorrebbe un po’ più di comunicazione tra club e FIR.
