La mia personale Club House è caratterizzata da una serie di punti fondamentali, che la qualificano e la caratterizzano come unica nel suo genere: normalmente c’è un bancone in legno, una vecchia macchina del caffè – ferma da tempo immemore, perché di caffè in club non se ne sono mai fatti – una serie di tavolini in ghisa, con annesse delle vecchie sedie in corda di plastica, un piccolo antro dove si cucina, una tostiera mai lavata, ma che produce panini dal gusto spettacolare e una spina della birra che, narrano le leggende, non abbia bisogno di essere alimentata da fusti – io almeno non ne ho mai visto cambiare uno, ma vi assicuro che di birra se n’è sempre bevuta un sacco. Dietro al bancone, poi, c’è il classico specchio con annesse delle mensole di alcolici, riempite dalle grappe più pesanti e fantasiose del mondo prodotte direttamente da personaggi che sono diventati una parte integrande della Club House – come gli “anziani da Bar”, Brunetto il mediano di mischia e l’operaio del pallone ovale, tutte personalità che a suo tempo avrò il piacere di presentarvi – senza dimenticare il dispenser di patatine (sempre vuoto) e una piccola vetrata nel quale vengono esposti tramezzini da 6kg l’uno e vari affettati della zona; nel lato destro del club, poi, padroneggia la Marta (nessuno ha mai capito il perché di questo nome) un affettatrice degli anni’50, preziosa quanto la moglie del “Baffo” (alcuni dicono di più). Come chi è “il Baffo”? Ah già, non ve l’ho presentato: si tratta di Romolo Fiaschetti, classe 1939, ex terza linea centro, autore di oltre 300 presenze con la storica maglia del club, capitano per una vita e portatore sano di baffi, sempre perfettamente portati e curati – da qui il suo soprannome. Il “Baffo” è il propietario della Club House, parla poco, quasi mai, ma con un occhiata o un cenno del viso si fa capire benissimo, faccio qualche esempio: entra la mamma di un bambino per ordinare, si avvicina al bancone lo guarda e lui sorride e alza il mento – questo particolare gesto significa, prego cosa vuole – e il tutto si svolge senza problemi. Lui è fatto così, silenzioso, serio, attento e estremamente protettivo nei confronti del suo piccolo, grande club. “Il Baffo” gestisce tutto: feste a tema, terzi tempi e tiene aperto sempre, natale e capodanno compresi; è l’ultimo ad uscire dallo stadio e il primo ad entrarci la mattina, tutti possono entrare in Club House una volta, poi è il Baffo a farti capire se puoi rientrarci una seconda; come? Tutti l’hanno sempre capito. Mai una rissa, mai un battibecco. Anche perché il Baffo è la classica terza linea di media statura, ma dotata di un fisico incredibilmente grosso, per cui anche ora che ha una certa età incute un certo timore e, soprattutto, possiede delle mani che dovrebbero essere certificate come armi improprie, per cui nessuno – o per meglio dire pochi – hanno provato a stuzzicarlo. Il Baffo durante la giornata vigila, pulisce i vetri delle vecchie foto appese sui muri, sistema le maglie, prepara i tramezzini da 6kg – in pochi sono riusciti a finirne uno intero – supervisiona alle partite di briscola e scala 40 e favorisce le discussioni ovali, dalla tattica per domenica, fino al rugby mercato. Si dice che siano in molti gli allenatori a chiedere il suo consiglio in merito ad alcune tattiche di gioco: lui, a quel punto, chiude il Club e fa accomodare il coach di turno in un piccolo ufficio, dove lui tiene aggiornate le statistiche di tutti i giocatori che sono passati in squadra e delle formazioni avversarie affrontate sul campo. L’unico problema per chi vuole aiuto? Il Baffo non è tecnologico e questa infinita mole di dati è scritta in maniera precisa e ordinata su carta, perfettamente impaginata e conservata. Ah, quante ne ha viste il Baffo e quante ne ha sentite. Ci ha visti crescere, esordire in prima squadra e alcuni li ha anche visti appendere le scarpe al chiodo. Ora che ve l’ho presentato, in ogni caso, possiamo entrare nel club e passare alle altre presentazioni, sperando che il Baffo vi approvi; ah no, quasi dimenticavo gli “anziani da bar”, quelli che supervisionano la porta d’ingresso, ma questa è tutta un’altra storia…
@davidemacor

