Le difficoltà nel creare una squadra di rugby femminile in Italia sono tantissime ed anche abbastanza note a più o meno tutti gli addetti ai lavori ed appassionati. Spesso ci siamo chiesti se queste difficoltà siano le stesse in altri paesi, con altra cultura sportiva e magari risorse migliori. Per capirlo abbiamo parlato con Morgan Whitlock, coach dello Hackney Ladies Rugby team, squadra di Londra. Inghilterra: il meglio dell’ovale in rosa nel mondo in questo momento.
Lo RFC Hackney, uno dei team più affermati nell’East London, ha iniziato il suo cammino rugbistico in rosa solo nel 2010, quando venne formata la prima squadra femminile nella sua storia cinquantennale. Dopo un anno di partite amichevoli e intenso sviluppo, il team ha finalmente fatto il suo debutto nel campionato NC RFUW – 3a Divisione di Londra in questa stagione.
Whitlock ci ha rivelato che avere una squadra femminile era l’aspirazione del club da lungo tempo: “Il club voleva fortemente la creazione di una squadra femminile già da un certo numero di anni. Abbiamo sempre lavorato duramente per essere un club che offre sport in maniera totale, e se non stai offrendo alle donne la possibilità di giocare a rugby si sta escludendo il 50% della popolazione. Negli ultimi anni abbiamo avuto uno o due giocatrici che si sono unite a noi per un tag rugby in estate, ma non eravamo mai riusciti a trasformare questo interesse iniziale nella voglia di giocare e creare una squadra”.
Il catalizzatore per giungere alla creazione di un team ufficiale è venuto sotto forma di quattro amiche, che avevano giocato insieme all’università, prima di trasferirsi ad East London dopo la laurea. Le ragazze si sono così avvicinate al club, chiedendo la possibilità di iniziare a cercare giocatrici per creare finalmente una squadra femminile, e così nacque l’unità di reclutamento”.
“Sembra che ci siano due modi soli che funzionano per trovare giocatrici per la squadra: il passaparola e online”, ha detto Whitlock.
“Abbiamo incoraggiato le quattro fondatrici a contattare chiunque le conoscesse. Coinquiline, amiche, amiche di amiche, sorelle o chiunque altra avrebbero potuto pensare. Per assicurarsi che nessuno è abbandonasse le sessioni di formazione iniziale, scegliemmo un approccio divertente e semplice, con una quantità limitatissima di contatto.
Per la rincerca online abbiamo ritenuto che non fosse sufficiente utilizzare il sito web, abbiamo quindi fatto in modo che il club sia stato pubblicizzato ovunque e abbiamo pagato inserzioni su siti nei quali la gente va alla ricerca di locali società sportive, messo annunci su Gumtree e inviato comunicati stampa a tutte le agenzie di notizie locali. E naturalmente poi Facebook che è stato uno strumento davvero utile “.
Lo Hackney RFC ha tenuto parecchi anche parecchi “Rugby Women’s Open Day”, invitando giocatori esperti ed allenatori per tenere informali, sessioni di divertimento con le ragazze far prendere loro confidenza con l’idea di farsi coinvolgere con il rugby.
Nonostante
Ma è finanziariamente, che l’impegno della creazione di una squadra femminile, affettuosamente nota come le ‘Gladies’, si è rivelato costoso per il club, anche se è stato considerato fin da subito un investimento. Ad oggi i membri del nostro consiglio rimangono fermamente convinti che ne è valsa la pena. Per garantire l’arrivo di nuove reclute in numero sufficiente, il club ha inizialmente evitato di chiedere alle ragazze qualsiasi tipo di contributo finanziario.
“La società ha deciso di rinunciare alle quote associative per la prima stagione – è rischioso, ma è stato un passo davvero importante. Questo significa che abbiamo dovuto lavorare molto duramente per coprire gran parte dei costi come si poteva. Il club ha avuto una perdita economica in quella stagione, ma come risultato nel lungo termine credo che il nostro futuro finanziario avrà dei benefici rilevanti con le donne nel club. ”
La ricerca di metodi innovativi per finanziare la squadra nuova ha significato che giocatori e allenatori allo stesso modo hanno cercato modi originali per fare soldi, come pure di contribuire a modo loro.
“Abbiamo finanziato il kit (maglie, borse, palloni e tute) della squadra mettendo all’asta il kit vecchio della squadra maschile. I giocatori, a turno, si sono dati da fare per cucinare i pasti post-partita e vendere dolci. E stiamo cominciando a cercare delle quote di finanziamento supplementari aperte da coloro sostengono il rugby femminile. Qualcosa che avremmo dovuto mettere in ponte fin dall’inizio”
Whitlock ammette che seguire una squadra femminile è per certi versi una vera e propria sfida. Non è per niente facile trovare allenatori di sesso femminile o fornire alle giocatrici un modello nel rugby slegato da quello maschile.
Nelle prime fasi di sviluppo della squadra femminile, può anche essere difficile trovare squadre per giocare, soprattutto se si cerca un livello di opposizione affrontabile. Spesso le squadre in via di sviluppo faticano a mettere insieme una squadra completa nei giorni delle partite, con conseguente delusione tremenda quando le partite del fine settimana vengono cancellate.
“C’è anche la pressione supplementare che la nascita di una nuova squadra pone sulle strutture del club. Abbiamo lavorato duramente per giocare più partite possibile di sabato (Perché le donne non dovrebbe essere in grado di godere dello stesso post-game il sabato sera come gli uomini? – In Inghilterra si gioca il sabato, ndr) ma, naturalmente, occorre sempre fare compromessi sull’orario, la designazione degli spogliatoi e la manutenzione della superficie di gioco. A volte si deve essere dei veri e proprio giocolieri”.
Nonostante le difficoltà per Whitlock, allenare la squadra femminile è stata in assoluto l’esperienza più gratificante vissuta come coach: “”Ho scoperto come essere un allenatore possa essere più gratificante di quanto lo sia giocare. Assolutamente. Guardare la crescita delle giocatrici è grande, ma in realtà sono stato molto più orgoglioso di come si formato ed è cresciuto il gruppo. Guardare una massa di estranei crescere e diventare un gruppo di amici e amiche e poi una vera squadra è stato incredibilmente gratificante. Orgoglio è una parola che non descrive il tutto nemmeno lontanamente.”
Grande soddisfazione per Whitlock anche nel fatto che grazie alle ragazze lo Hackney RFC si è evoluto come club, con le donne che adesso sono coinvolte a tutti i livelli per garantire il continuo sviluppo di tutta l’organizzazione: “Abbiamo incoraggiato le donne ad essere coinvolti nel consiglio, non solo per assumersi la responsabilità della loro squadra, ma anche aiutando a far funzionare tutto il club. Lo Hackney RFC ora ha una donna come segretario, per la prima volta, così come tre dei quattro altri membri del consiglio sono donne. La loro energia è stata contagiosa.”
E’ stata una stagione di grande successo per le “Gladies”, al via per il loro campionato inaugurale, coronata con un ottimo terzo posto. Anche il capitano Charley Miller, ci dice che ci sono progetti importanti per lo sviluppo continuo della squadra: “Vogliamo vedere la squadra crescere ancora e rendere più forte il legame con le “Belles Hackney”, un team juniores nelle vicinanze, e con le scuole locali. Abbiamo grandi speranze per la promozione l’anno prossimo!”
Per Whitlock la speranza è fare un ulteriore passo avanti e creare un “development team” (una sorta di squadra “A” a fianco della prima squadra: “Sarebbe fantastico per sviluppare una seconda squadra nel prossimo futuro, per far giocare le principianti ed offrire un’opportunità di giocare per molte più donne nella comunità.”
Lo Hackney RFC è solo una delle squadre femminili che stanno facendo i primi passi o giocando la lora prima stagione. Esse testimoniano l’importanza che una squadra femminile può avere all’interno di un club maschile, e la diversità e degli equilibri che le ragazze portano. Per i club che stanno ancora ponderando se impegnarsi o meno nella creazione di una squadra femminile le parole di Whitlock sono semplici: “Che cosa state aspettando?”

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