Cosa ci ha lasciato la Coppa del Mondo Sevens di Mosca?

Da Ladies Rugby Club: Si è appena conclusa la Coppa Del Mondo Sevens di Mosca, che abbiamo seguito in diretta. Passato l'entusiasmo per la vittoria neozelandese, per le…

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Si è appena conclusa la Coppa Del Mondo Sevens di Mosca, che abbiamo seguito in diretta. Passato l’entusiasmo per la vittoria neozelandese, per le belle giocate e le tante sorprese, adesso è il momento di vedere cosa ci ha lasciato questa grande manifestazione, tappa fondamentale sulla strada di Rio 2016 e verifica importantissima sullo stato dello sviluppo di questa variante del gioco. Eccovi quindi alcune considerazioni sparse sulla manifestazione e sul Sevens femminile:

 

  • La Nuova Zelanda è di una classe superiore

E’ inutile dire o pensare, quando si parla di rugby e ci sono obiettivi importanti in palio la Nuova Zelanda c’è. Nessuno in tutto il torneo è andato vicino alla classe della Nuova Zelanda. Tutti sapevamo che le Seven Ferns erano un’ottima squadra, la vittoria nelle World Series ci aveva già messo sull’avviso. La Nuova Zelanda ha un equilibrio meraviglioso nella squadra: i piedi veloci e il ritmo di Portia Woodman sono stati sapientemente assortiti con il fisico e la forza di Honey Hireme per esempio, ma il loro asset fondamentale è la solidità mentale, questa squadra non si fa mai prendere dal panico sotto pressione. Nel quarto di finale c’è stato un momento in cui l’Inghilterra ha attaccato furiosamente e le ha messe sotto buona pressione in difesa, ma la Nuova Zelanda ha semplicemente giocato a mantenere il possesso-palla, passando a destra e a sinistra con pazienza, senza correre rischi, senza sbagliare un passaggio ed alla fine il varco giusto è stato trovato. Sembra semplice, ma nessuna delle altre squadre è riuscita a fare qualcosa di simile. Questa squadra è impostata per vincere a Rio e con questa filosofia ed altri innesti di questa qualità strada facendo, non ci sono dubbi che sarà così.

 

  • La condizione atletica è fondamentale

Il rugby cresce, questo è innegabile, anche in ambito femminile negli ultimi quattro anni la fisicità si è gradualmente si sviluppata, soprattutto nel Sevens. Le squadre più allenate hanno sempre un vantaggio, questo è ovvio. A Mosca abbiamo visto un torneo che si è giocato con temperatura di 30 ° e più gradi con una grande umidità e la possibilità nella maniera giusta fino al fischio finale, ad alta intensità è mancata ad un gran numero di squadre, soprattutto nelle partite più combattute. Alcune di queste squadre sono apparse in grande ritardo nel lavoro di condizionamento fisico ed avranno molto da pensare in termini di programmi di condizionamento di forza. Certo è più facile per le squadre che si allenano a tempo pieno come USA e Canada per esempio (entrambe apparse in ottima forma fisica), per le altre c’è un bel po di “catching up” che deve essere fatto.

 

  • Mai fare un pronostico nel Sevens e se si deve: Nuova Zelanda

Questa edizione della Coppa del Mondo è stata sicuramente quella che ha visto più pronostici sbagliati in assoluto. Dopo aver predetto con sicurezza che l’Inghilterra avrebbe vinto il titolo a Mosca e poi dopo la sua eliminazione che l’Australia sarebbe arrivata in finale i media hanno scelto di andare sul sicuro allineandosi tutti sulla Nuova Zelanda. Si dice che nel Sevens (a differenza del rugby a XV) “tutto può accadere” ed verissimo!

 

  • Gli schemi contano

Il brutto torneo dell’Inghilterra è ancora un po’ difficile da spiegare, ma se ci fermiamo un attimo a pensare è evidente che gli schemi (e la pratica con gli schemi) contro squadre migliori sono la chiave e le inglesi sono mancate in questo. L’Inghilterra ha provato tutte le combinazioni di squadra possibili senza trovare mai la formula giusta. La squadra completa in realtà si è vista in campo solo a Houston, ci sono stati un sacco di cambiamenti per la Cina e Amsterdam. L’idea era di preparare più giocatrici possibile per l’alto livello nel Sevens, ma nell’anno della Coppa del Mondo, la mancanza di esperienza in questo particolare gruppo di giocatrici e la mancanza della totale assimilazione degli schemi contro squadre come la Nuova Zelanda è stata una cosa disastrosa. Purtroppo l’Inghilterra non ha saputo lavorare in prospettiva e nulla è mai stato vinto col senno di poi.

 

  • La ricerca dei talenti funziona

Il programma “Go4Gold” della Nuova Zelanda ha portato al rugby la miglior giocatrice della Coppa del Mondo: Portia Woodman. Charlotte Caslick dell’Australia, che ha disputato un grande torneo, proviene dal touch rugby e la maggior parte della squadra russa arriva da altri sport. Con il richiamo delle Olimpiadi, è giusto per le nazioni leader costruire programmi di ricerca e trasferimento di talenti. In Italia dove siamo?

 

  • Attenzione a…

Australia e Fiji. Di tutte le squadre che abbiamo visto giocare, questi due per riserveranno molte sorprese in futuro. Pur entrando in questa competizione, da campione in carica, nessuno era sicuro che la giovane squadra australiana potesse lottare di nuovo per il titolo. A parte qualche ingenuità, alla fine della partita contro la Spagna, le australiane hanno mostrato sprazzi di brillantezza ed avranno sicuramente acquisito molto da questa esperienza.

La vera sorpresa però è  Fiji che battendo Francia e Olanda, ha dimostrato a tutti che con le giuste risorse e sostegno della federazione, potrebbero essere una squadra davvero brillante.

 

  • L’allargamento delle Series è fondamentale

Il 2016 è ancora lontano… O forse no! Ci sono solo tre anni e la necessità di alcune squadre di aumentare la competitività per poter provare a qualificarsi per Rio è quasi disperata. Più squadre arrivano all’alto livello, meglio è. Fiji è un grande esempio: ha dimostrato di avere la capacità di diventare una forza reale, ma senza partecipare alle Series non potranno crescere ulteriormente. Più tornei nelle Series ci saranno più ci sarà la possibilità di progredire per queste squadre per arrivare alle Olimpiadi.

 

  • Il North American Rugby è in gran forma

Finendo seconde e terze, Canada e Stati Uniti hanno dimostrato che il rugby nel Nord America è in buona forma. Ancor meglio, se pensiamo che entrambi i paesi hanno ancora programmi 15s molto attivi, sia con partecipazione alla prossima Coppa delle Nazioni sia con il tour autunnale del Canada. In queste due squadre ci sono alcune delle migliori giocatrici del mondo.

Il loro progresso continuo è una buona notizia.

 

  • Non abbiate paura di scegliere le giocatrici giovani

Tianai Penitani (17) e Charlotte Caslick (18), entrambe australiane, sono stati due tra le stelle di questo mondiale e c’erano un sacco di altre giocatrici giovanissime (Tyla Nathan-Wong ad esempio). Ci vogliono allenatori coraggiosi per a prendere e puntare su un’adolescente, ma ne vale la pena, molte tra le più giovani giocatrici di Mosca hanno dimostrato di essere impostate per diventare pilastri delle squadre negli anni a venire.

 

  • Più grande è la competizione meglio è!

Anche se abbiamo visto squadre come Cina, Tunisia e Giappone (in una certa misura), essere ancora lontane dall’avere un impatto a Mosca, non si poteva fare a meno di sentire che l’essere parte del torneo mondiale è stata la curva di apprendimento migliore possibile per queste squadre. Il Brasile è stato un buon esempio, le brasiliane, infatti, hanno visibilmente migliorato il loro gioco durante tutto il torneo (ed hanno avuto una grande occasione di battere USA nelle partite di qualificazione). Quest’anno Le World Series sono state giocate con 12 squadre – sarebbe fantastico vedere i numeri della Coppa del Mondo replicati e vedere le Series crescere fino a 16 squadre.

 

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