Ebbene si, anche nel rugby ci sono dei silenzi interminabili! Dai, non dite che non li avete mai provati?! Per chi ha giocato, in qualsiasi categoria, sa che ci sono degli attimi, dei secondi che sono accompagnati da un silenzio quasi irreale. Ma andiamo con calma.
Giocare a rugby ti regala momenti indimenticabili, qualsiasi partita sia; il segnare una meta con i tuoi compagni che ti sostengono, vincere un incontro all’ultimo istante con il pubblico che urla e festeggia, guardare gli avversari esultare durante una delle inevitabili sconfitte, urlare frasi senza senso per compiacerti di una delle tanto attese vittorie. E così tra applausi, urla, canti e chi più ne ha più ne metta, si articola la carriera ovale di un giocatore o di un appassionato. Quelli che però in pochi conoscono sono i silenzi! Già quegli attimi che solo il singolo giocatore percepisce e vive, pochi secondi che però sembrano interminabili da vivere in prima persona. Io stesso, da giocatore, ne ho vissuti tanti, ma essendo un uomo d’altri tempi le rare volte in cui guardo partite di rugby, mi piace soffermarmi su questi dettagli, queste piccole particolarità e così torno indietro negli anni, rivivendo tutto come se stesse succedendo a me.
– Non ditemi che non avete mai provato il silenzio che accompagna un piazzato decisivo. Quel momento in cui segui con gli occhi il pallone e tutti i rumori attorno spariscono, un attimo fatto di speranza, scongiuri e paure. Pochi secondi che potrebbero cambiare fatalmente l’esito degli ottanta minuti di battaglia precedenti, vanificare tutto oppure concederti la vittoria.
– Non ditemi che non avete mai provato il silenzio che accompagna una giocata impegnativa, oppure un passaggio troppo, ma davvero troppo azzardato. Quegli istanti in cui sai che avresti potuto fare di meglio, ma non puoi far altro che aspettare e vedere come va…sperare che i tuoi compagni sfruttino la tua invenzione, oppure mettano “una pezza”, al tuo errore. Sono momenti brevissimi, che tu segui con lo sguardo e una voglia di non ascoltare quello che ti sta accadendo attorno, che si tramuta nell’inevitabile silenzio.
– Finale Scudetto giovanile; ultimi cinque minuti; stai perdendo 21 – 19, ma la squadra c’è, ha costruito tanto e le gambe di tutti “vanno” e pure molto bene. Sei consapevole che questo momento non ti capiterà mai più, perché una finale così è unica nel suo genere. Decidi che è arrivato il momento di chiudere i giochi. Urli, inciti e sproni i compagni. Poi ti lanci in una corsa per recuperare l’ovale…sai che dovresti aspettare, ma non c’è più tempo e sai che non fallirai. Superi i giocatori avversari che stanno prontamente rientrando per sostenere l’estremo, segui la traiettoria del pallone che finisce tra le braccia del full back…ora siete solo tu e lui…tu continui la corsa rallentando e aspettando la sua mossa, lui ti osserva e prontamente carica per evitarti e chiudere il match. Sai di aver sbagliato a salire da solo, ma l’adrenalina è tanta e decidi di accelerare, allargare il braccio, far debordare l’avversario verso la rimessa laterale e…chiudere il placcaggio. ECCO nell’attimo prima dell’impatto, tutto si zittisce. Non sai come andrà a finire ma tu c’hai provato e sei li a tentare una sortita solitaria, perché sei disposto a tutto pur di vincere. Quell’istante è tanto lungo, quanto irripetibile e magico, perché stai giocando una finale, fatta per l’appunto anche da numerosissimi silenzi.
– E per quanto riguarda il fischio dell’arbitro? Ne vogliamo parlare? Dopo una serie interminabili di azioni, dopo aver faticato per una stagione intera, sei alla fine…in vantaggio, di poco ma stai vincendo. Dalla panchina urlano che è finita, dagli spalti tutti stanno cantando e si stanno abbracciando, ma li in campo è ancora tutto da definire. Fallo! Tu sei li ad osservare l’arbitro che guarda l’orologio, prende in mano il fischietto e…cala il silenzio; perché potrebbe fischiare e chiudere la battaglia, oppure far continuare; non lo si può sapere, ma un mix di speranza, adrenalina e stanchezza ti prende, sei costretto a guardare e attendere il verdetto…
– La sconfitta. Quel momento in cui tutti gli avversari si abbracciano e tu ti siedi a terra solo con te stesso. Ci può essere il tifo più sfegatato attorno, ma in quegli istanti sei solo con te stesso, a soffrire e realizzare che gli sforzi non sono bastati e che dovrai reagire e riprendere a lavorare, perché momenti come quello non li vuoi proprio più riprovare.
– La vittoria. Quel momento in cui capisci che è finita, che è andata come doveva andare. Per cui le gambe ti abbandonano e vieni regolarmente sommerso dagli amici che hanno combattuto con te, che festeggiano. Ma tu sei isolato, in balia dei tuoi pensieri, un mix di felicità, stanchezza ed euforia ti prende…sono pochi attimi, che si cancellano quando realizzi che hai vinto, che ce l’hai fatta.
Continua…
