Ieri sera parlavo di rugby (stranamente) e di Galles e mi hanno chiesto quando è stato il momento in cui ho capito cosa significava il rugby per i gallesi. La risposta è stata facile, il problema è che, come al mio solito, mi sono perso in ricordi e scatti della mia vita da sportivo. La terra dei “Dragoni” è stata da sempre il mio chiodo fisso, l’idea di passeggiare in un paese che vive per la palla ovale, mi ha sempre ispirato e incuriosito un sacco. Così quando in un lontano 19…meglio non ricordare il seguito, altrimenti mi sento vecchio, mi arrivò la convocazione per giocare una partita contro il Galles Under 18, non vi dico la mia felicità. Doppia in quell’occasione, perché potevo rappresentare l’Italia e, finalmente, conoscere in prima persona il Galles. Attesi il giorno della partenza con tanta trepidazione, perfino i duri allenamenti in preparazione al match, mi sembrarono una “passeggiata” e li affrontai con un’insolita tranquillità interiore (cosa assai strana, visto che ogni volta che mi capitava di indossare la maglia azzurra, la tensione saliva in maniera assolutamente incontrollabile). Finalmente il giorno della partenza arrivò, atterraggio a Londra e poi in corriera fino a Cardiff…tra una discussione e l’altra il viaggio passò in tranquillità: tanto tra rugbisti di 17/18 anni (e anche dopo a dire il vero) di cosa si parla? Donne, fantomatiche amanti e argomenti affini (momenti di altissimo “machismo”). L’arrivo a Cardiff, almeno per me, fu entusiasmante, mi piacque lo stile della città, la gente che si riversava nelle strade e i numerosi campetti da rugby che si vedevano qua e la, mi lasciavano senza parole. Sistemate le cose in albergo, dopo una breve riunione tecnica e organizzativa, ci vennero concesse un paio d’ore di libertà, per darci la possibilità sgranchirci un po’ le gambe. Io e un paio di amici ci dirigemmo verso il Bute Park, un grande giardino pubblico che si trova nelle immediate vicinanze del Castello, uno dei luoghi più visitati e caratteristici della capitale gallese. Il primo impatto fu…di un luogo fiabesco, pieno di giovani e turisti, pulitissimo e molto ordinato, ma la cosa che, chiaramente, attirò, fin da subito, la nostra attenzione furono i numerosi gruppi di amici che giocavano a…rugby! Si passavano o si calciavano la palla, organizzavano partitelle di toccato, oppure di rugby vero e proprio. Basiti, capimmo che quella era la città per noi. Non palla rotonda, ma solo ovale. Posti fiabeschi, con ragazzi che giocavano a rugby nel tempo libero, incredibile e bellissimo. La preparazione alla partita fu una delle più meticolose e dure mai “subite” fino a quel momento, soprattutto, perché la sede del match era Pontypridd, una cittadina a pochi chilometri da Cardiff. Fin qui poteva sembrare normale, ma il piccolo borgo, era uno di quei luoghi in cui il rugby gallese era nato, cresciuto e vissuto. Una terra ricca di sport, leggende, minatori e tanto rugby. L’arrivo nella piccola città fu decisamente caratteristico, tutte le casette erano in pietra, caratterizzate da pochi addobbi e quel non so che di britannico tipico di queste zone. Il borgo dello stadio, poi, era avvolto da una nebbia quasi surreale, nella quale solo numerose sagome vestite con i colori del Galles, sembravano “vivere”…camminando verso lo stadio. Quella partita fu, la prima in Galles e la prima davanti ad un pubblico serio: il rugby qui era importante in qualsiasi categoria venisse giocato, soprattutto se si parlava dei Dragoni. Lo stadio conteneva al massimo 8.000 persone (era pieno) più quelli che non erano riusciti ad accaparrarsi un posto a sedere, avevano circondato il campo da gioco, a debita distanza, per assistere al match. In poche parole, tutta la città era accorsa per sostenere il Galles. Per noi giovani italiani si trattò di un evento incredibile, mai ci eravamo trovati a giocare con così tanta gente alla stadio, in una coreografia così seria, importante e professionale. Per la cronaca la partita finì 21 – 20 per i padroni di casa, ma il risultato non contò molto, per tutti noi rimase una momento da raccontare ai posteri…
Diario di un anonimo rugbista: l’esordio ovale nella terra dei “Dragoni”
Ieri sera parlavo di rugby (stranamente) e di Galles e mi hanno chiesto quando è stato il momento in cui ho capito cosa significava il rugby per i…
