Continuiamo a girellare idealmente per il mondo, cercando di scoprire come si vive il rugby femminile fuori dall’Italia attraverso le esperienze di ragazze che hanno scelto di vivere, studiare, lavorare e continuare a giocare lontano da casa.
Oggi il nostro ovale in rosa rimbalza ancora una volta a nord, in Danimarca, dove Rosaluna Lindstadt Gavagna una ragazza italo-danese che ha giocato lo scorso anno con le “velenose” del Cus Rugby Ferrara è arrivata (o tornata?) per motivi di studio.
Questa è la sua testimonianza:
“Ciao Lorenzo ed un ciao a tutti i lettori di Ladies Rugby Club, sono molto felice di raccontarvi la mia esperienza.
Al momento mi trovo in Danimarca per motivi di studio, in una scuola chiamata “Hoejskole”.
Sono partita dall’ Italia con l’intenzione di continuare a giocare anche qui al nord, difatti ho scelto proprio questa scuola, che si trova ad Odder, perché a 200 metri dall’edificio scolastico c’è un club di rugby.
Qui in Danimarca il rugby è poco conosciuto, infatti ci sono solo due divisioni. Il campionato della prima divisione è uguale ai nostri campionati italiani, mentre nella seconda divisione possono giocare persone di tutte le età ed entrambi i sessi, ovvero si gioca in squadre miste.
In questo club la squadra femminile è nata proprio mentre io ero qua, solo 1 mese fa. Le ragazze sono 9 e si allenano 2 volte a settimana, ma ad un orario a cui non riesco ad andare, quindi mi alleno con la prima squadra maschile. Tre di queste ragazze giocano nel campionato femminile unendosi ad altri club, come spesso succede in quanto le squadre femminili sono anche qui molto poche. Occorre precisare che in Danimarca il campionato femminile è solamente seven.
Nella prima squadra maschile ci sono molti stranieri (5 francesi, 2 islandesi, 1 sudafricano, io e un altro italiano ed un polacco) e per questo gli allenamenti sono in danese e in inglese. Questo per me non è un problema in quanto parlo, bene o male, entrambe le lingue.
Le due più grandi differenze che ho riscontrato rispetto al mondo rugbystico italiano sono 2:
La prima è che al terzo tempo si paga sempre tutto, ovvero anche i giocatori pagano per mangiare e il bere;
La seconda è che il rugby femminile è molto più accettato rispetto all’Italia, sopratutto se una ragazza gioca nella maschile, a priori di qualsiasi cosa faccia, viene sempre incitata. Un’ altra piccola cosa che ho notato è che se un giocatore, durante il gioco, è di supporto e vuole la palla non si limita semplicemente ad urlare “si si”, qui dicono sempre “si grazie”.
Io gioco e mi almeno quando la scuola me lo permette. In ogni caso allenarsi all’ estero è un’ esperienza grandiosa, unica e che consiglio a tutte. Un abbraccio grande dalla Danimarca e grazie per lo spazio che mi avete concesso.

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