Eugenio Eugenio, l’ “allenatore promozione”, ci racconta i suoi Lyons

Di Davide Macor Chi ha brillato per organizzazione societaria e gioco sul campo, nella recente stagione di serie C? Senza ombra di dubbio, i Lyons Venezia Mestre, capaci…

Di Davide Macor

Chi ha brillato per organizzazione societaria e gioco sul campo, nella recente stagione di serie C? Senza ombra di dubbio, i Lyons Venezia Mestre, capaci di fare il doppio salto, dalla serie C2, direttamente alla serie B. Nati dalle ceneri del Venezia Rugby 1986,  si sono rigenerati, hanno ripreso in mano l’attività e hanno lavorato intensamente sul territorio; il grande lavoro societario è stato ripagato dal successo della prima squadra, guidata ottimamente dal tecnico Eugenio Eugenio. Proprio con lui abbiamo fatto due chiacchiere, in merito alla stagione appena conclusa.

A distanza di un paio di settimane dalla “domenica promozione”, come si sente? Possiamo dire che questa promozione, proprio le mancava. è un allenatore formato a 360°, in ogni categoria è stato in grado di imporre il proprio stile di gioco, con la serie C2 le ha proprio fatte tutte. Professionalmente è un bel risultato.
Mi sento soddisfatto della stagione e orgoglioso dei miei giocatori e della società. Per quanto riguarda le promozioni , si, quella di quest’anno, oltre ad essere stata doppia, ha completato il mio palmares. Ho conquistato promozioni in tutte le serie esistenti in FIR, dove è previsto il salto di categoria a partire dalla prima nel 98/99 con U.20 del Mirano .

Qual’è stato il fattore che, secondo lei, è stato fondamentale per il successo dei Lyons Venezia Mestre? Ripartire dalla C2 dev’essere stato difficile, soprattutto a livello mentale, com’è risucito a ottenere professionalità e organizzazione, anche in una categoria così “amatoriale”?
E’ stata una bella sfida anche a livello societario, visto che a meta’ di agosto, quando sono nati i LYONS, avevamo 8 tesserati, al primo allenamento il 5 settembre ci siamo ritrovati in 17 recuperando ragazzi che da anni non giocavano, alla fine della stagione sono stai 35 i giocatori che hanno vestito la nostra maglia. Quale è stata la parola chiave? Entusiasmo, quello che ho chiesto ai ragazzi e quello che ho messo io, assieme a tutto il gruppo dirigenziale, senza badare alla categoria, ma pensando a quale fosse il modello di rugby che noi volevamo mettere in campo, sia come gioco che come immagine.

Ora come pianificherete il futuro? Ci sono investimenti in vista, o si tenterà di valorizzare l’ottimo gruppo formatosi e i giocatori provenienti dalle giovanili?

Stiamo gia’ lavorando intensamente, vista anche la grande voglia di ritorno a casa che da subito ci è stata dimostrata da molti giocatori Mestrini, di formazione rugbystica o di nascita, i quali andranno a rafforzare e completare il gruppo dei “fondatori”! In piu’ possiamo contare sui ragazzi del 1993, che escono dalla Junior VeneziaMestre rugby che, dalla prossima stagione, sarà un’unica società con i LYONS. Sui giovani abbiamo grosse aspettative.

Parliamo di rugby italiano: secondo lei, che vive questo sport da assoluto protagonsita, cosa si dovrebbe cambiare per ottenere un movimento giovanile, sano e un livello seniores capca di competere a livello internazionale?
Questa è una domanda da un milione di euro, per quanto riguarda gli juniores una cosa che io farei? Togliere gli asterischi dalle convocazioni, cosa voglio dire? Che se un elemento non è andato in accademia per scelta familiare e/o di studio, non è detto che non sia peggiore di chi è andato in accademia, le convocazioni le farei per meriti assoluti e non per “asterichi”! Per i seniores è un discorso ancora piu’ ampio, secondo il mio parere, chi arriva ad allenare la nazionele (Brunel), dovrebbe prende in mano tutto il rugby italiano e non solo la prima squadra, dare indicazioni di base, collaborare con tutti  e allacciare rapporti diretti con tutto il movimento, a 360°, compreso il CNAR!

Un mio parere personale, è che in Italia si tende ancora troppo poco ad investire su tecnici “autoctoni”, anche se ce ne sono molti bravi e preparati. Lei come la vede? Forse e dico forse non si guarda troppo, o per niente alla meritocrazia, si guarda solo, magari, alla”disponibilità”, questo lo si vede anche a livello di CIV! Quali esperienze ho come allenatore CIV o FIR? Nessuna, non ho mai allenato neanche una pseudo selezione, ma forse questo è il mio destino vincere e far felici i club per i quali lavoro! Grazie e buon rugby a tutti!

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