Giallo Dozza: il rugby nel Carcere di Bologna

E' Giallo al carcere della Dozza di Bologna. Dopo mesi di duri allenamenti il 25 ottobre, contro il Rugby Lyons Piacenza, ci sarà il debutto assoluto per la…

E’ Giallo al carcere della Dozza di Bologna. Dopo mesi di duri allenamenti il 25 ottobre, contro il Rugby Lyons Piacenza, ci sarà il debutto assoluto per la neonata squadra di rugby composta esclusivamente da detenuti, la “Giallo Dozza Bologna Rugby”.
L’appuntamento – si giocherà ovviamente tra le mura del carcere – è il primo concreto traguardo del Progetto “Tornare in campo”, nato da una collaborazione tra il presidente del Rugby Bologna 1928, Francesco Paolini, la direttrice del Carcere Claudia Clementi e il Provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria dell’Emilia-Romagna, Pietro Buffa.
L’obiettivo è quello del recupero fisico, sociale ed educativo di detenuti, e come ha affermato la direttrice Clementi oggi, durante la Conferenza stampa di presentazione, “è un’attività che ha il fine di dare un significato alla vita all’interno del carcere: fondamentale durante la detenzione e di buon auspicio per il futuro fuori dal carcere”.
La Società “Giallo Dozza Bologna Rugby” è stata ufficialmente costituita nell’agosto 2014 e riconosciuta dalla Federazione italiana rugby (Fir), tant’è che seppur con alcune modifiche al regolamento, consentirà ai carcerati di disputare il Campionato italiano di rugby serie C2, Girone Emilia.
Presidente della Società, Stefano Cavallini, da anni dirigente di Società di rugby e con competenze nell’ambito del Comitato regionale della Fir. Allenatori: Massimiliano Zancuoghi e Francesco Di Comite, entrambi rugbisti di grande esperienza con un passato nel Bologna in serie A e in Super10, attualmente allenatori del settore giovanile del Rugby Bologna 1928.
I 27 atleti detenuti che compongono la “rosa” della squadra sono stati selezionati (55 quelli visionati) e preparati dai tecnici del Rugby Bologna 1928, dopo aver superato test fisici (di forza e resistenza) e attitudinali. Le nazioni di provenienza sono diverse: Italia, Romania, Albania, Moldavia, Polonia, Repubblica Dominicana, Ecuador, Marocco, Tunisia. L’età è compresa tra 23 e 36 anni.
La selezione degli atleti sta proseguendo anche in altri Carceri dell’Emilia-Romagna, con l’obiettivo di raggiungere i 35/40 atleti, numero necessario per poter affrontare il Campionato. Oltre Bologna, è già stata fatta una selezione presso il carcere di Ferrara e entro ottobre si farà presso quello di Piacenza. I detenuti “idonei”, saranno trasferiti al Carcere della Dozza.
Su questa opportunità ha garantito il Provveditore Buffa, che fin dall’inizio ha sostenuto il Progetto, avendone già vissuto uno simile, come direttore di carcere, a Torino, dove la squadra “La Drola” è ormai una realtà al IV anno di vita. “Il rugby nel carcere – ha affermato Buffa – dà la possibilità di generare una condizione di vita vicina alla vita libera, ed insegna a stare insieme lealmente, nel rispetto dei valori patrimonio della palla ovale”.
Gli allenamenti dei neo-rugbisti, sono iniziati nel mese di giugno e proseguono tuttora. Quattro i giorni di preparazione ogni settimana (tre in campo e uno in aula). Le lezioni sulle regole del rugby sono state tenute da Alberto Toselli, arbitro di grande esperienza e Coordinatore regionale Arbitri dell’Emilia-Romagna.
Per il Consigliere della Federazione italiana rugby, Stefano Cantoni “la Squadra del carcere di Bologna e più in generale progetti di questo genere dall’alto valore sociale, sono per la Federazione di grande importanza, che fin dall’inizio si è prodigata nel renderli possibili anche dal punto di vista sportivo e agonistico. Hanno un valore straordinario e sono per noi un vanto, tant’è che nazioni rugbisticamente più affermate, come la Francia, stanno guardando con grande attenzione”.
Il Progetto è sostenuto da diverse Aziende, che fin dall’inizio hanno creduto al valore sociale del rugby in carcere, prime tra tutte Emil Banca, che contribuisce alle spese di gestione delle attività, Macron, che ha fornito l’abbigliamento tecnico e Coopadriatica, che con un contributo “alimentare”, farà sì che la dieta standard del Carcere, sia integrata e più adatta alla vita di un atleta.
Positivo anche il commento del Presidente del Quartiere “Navile”, Daniele Ara, nel quale si trova il Carcere: “quest’iniziativa può essere l’occasione per far meglio comprendere ai cittadini del Quartiere e della città di Bologna, che il Carcere è un luogo dove si recuperano le persone e che le attività per raggiungere l’obiettivo sono tante e articolate. Il Rugby Bologna 1928, che nel Navile all’Arcoveggio ha trovato la sua casa, ha deciso di contribuire collaborando con le realtà del territorio, come lo è il carcere della Dozza.”
Sul finire della Conferenza stampa, il presidente Paolini ha spiegato il perché del nome “Giallo Dozza”.”Nel rugby, chi infrangere una regola o commettere un fallo, prende il “cartellino giallo”, cioè 10 minuti fuori dal campo per calmarsi e ripensare all’errore fatto. Poi, in campo e nella vita, ci si rimette in gioco, e il “Giallo” che ha dato il nome alla Squadra è dunque il colore del futuro, questa volta nel rispetto delle regole”.
Nella mattinata di sabato 27 settembre, la squadra del Rugby Bologna 1928 ha fatto visita agli atleti del “Giallo Dozza”, svolgendo un allenamento congiunto, completato da una partita di 40 minuti e dall’immancabile “Terzo tempo”. A guidare il primo test stagionale dei detenuti, i tecnici Di Comite e Zancuoghi e l’allenatore del Rugby Bologna 1928, Marco Bandieri. La partita si è svolta nella massima correttezza e l’integrazione della due realtà è stata immediata, nel più classico spirito rugbistico.
Buono il livello tecnico ma soprattutto le motivazioni degli atleti della Dozza, molto coinvolti in uno sport che pochi di loro conoscevano e nessuno aveva praticato.
Infine, il presidente della nuova Società, Cavallini, ha voluto ringraziare tutti gli attori del progetto “l’Amministrazione carceraria è stata straordinariamente disponibile, dimostrando una ”intelligente rigidità”, che nel rispetto delle regole e pur garantendo la sicurezza, ci ha permesso di arrivare al traguardo del debutto in un vero Campionato di rugby: i detenuti hanno compreso questo apertura nei loro confronti e anche se rugbisticamente non sono ancora atleti provetti, hanno compreso appieno lo spirito del rugby, e che in questo caso la disciplina è una chance e non una costrizione, come invece viene spesso percepita in un carcere e nella vita”.

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