I rugbisti ai tempi del Coronavirus. Normalmente non mi alleno, ma ora che me l’hanno vietato…

Buttiamola sul ridere. Questo articolo non vuole sminuire minimamente e, soprattutto, dare giudizi di alcun genere in merito a quello che sta succedendo in Italia. Tuttavia, qualche nota…

I rugbisti ai tempi del Coronavirus. Normalmente non mi alleno, ma ora che me l’hanno vietato…

Buttiamola sul ridere. Questo articolo non vuole sminuire minimamente e, soprattutto, dare giudizi di alcun genere in merito a quello che sta succedendo in Italia. Tuttavia, qualche nota di allegria dobbiamo trovarla anche in un momento in cui le cose, purtroppo, non vanno poi così bene. Il virus ha placcato tutto lo sport e tutto si è fermato. I bambini non corrono più dietro ad un pallone, i ragazzi non si formano con placcaggi e 2vs1, gli adolescenti non sfogano più la propria energia su un campo da giuoco. E gli adulti? Ah, quelli (non professionisti almeno) si lamentano che vogliono allenarsi a tutti i costi. A TUTTI I COSTI. Passo indietro: da allenatore posso dire di aver sentito le scuse più varie per non allenarsi – qui potete trovarne alcune – e ora che forzatamente non si può scendere in campo, tutti sono diventati atleti seri e costanti. Di seguito la descrizione di alcune personalità di spicco, assolutamente anonime, che in queste settimane spingono per scendere in campo come mai prima. Ah, chiaramente quando tutto non era così inamovibile un allenamento si era anche provato ad organizzare, ma proprio quella volta potevano solo in 3.

  • Il perennemente malato: trattasi di un rugbista forte, leader, che nel suo corso normale di giocatore viene colto normalmente da Peste Bubbonica, Coronavirus (almeno nell’ultima stagione), Vaiolo e ad intervalli regolari Ebola. Lo si vede al campo a mesi alterni. Ora, quotidianamente prova ad organizzare allenamenti clandestini.

  • I piloni. Continuiamo con il mito della prima linea poco atletica (non è così, sia chiaro). Normalmente organizzano l’arrivo ad allenamento in base all’atletica. Mi spiego: se si fa all’inizio, arrivano 10/15 minuti dopo. Se si fa alla fine, invece, vengono colti da crampi/affaticamenti muscolari (cosa siano questi non l’ho mai capito) Malaria. Bene, in questo periodo sembra non riescano a stare senza correre e si narra che gruppi di piloni (a rigorosa distanza di un paio di metri l’uno dall’altro) si ritrovino nelle zone collinari per correre e sfogarsi assieme.

  • Le ali, intanto, si sono organizzate con delle “palestre homemade”, nel tentativo di forgiare il proprio fisico in vista della prova costume.

  • Il preparatore atletico, invece, cerca consensi per riprendere l’attività ma mai come in questo momento i gruppi social sono stati messi “silenziosi” un po’ da tutti.

  • Gli studenti. Ancora oggi, con le università chiuse, ci sono giocatori che, evidentemente presi da una costante normalità, scrivono su WhatsApp nel gruppo ufficiale della squadra: “Oh ragazzi scusate ma stasera non ci sono perchè devo studiare”.

  • Per non parlare del mediano d’apertura che, capito il fatto che sul campo ci si rivedrà dopo tantissimo tempo, manda schemi a tutta la rubrica, alla ricerca di nuove varianti di gioco. Il problema sta proprio nel “a tutta la rubrica”, non solo agli amici del rugby che lo ignorano oramai da settimane.

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