Ho aspettato che frasi ad effetto fossero scritte e ricordi spesi. Oggi ha dato il suo secondo addio al rugby giocato un’icona della palla ovale a 360°: Ian McKinley. Così, avendo lui iniziato il suo epico ritorno in campo proprio da Udine mi pareva il minimo, essendo io udinese, dedicargli uno spazio. Ma non sarà il solito flusso di coscienza dove descrivo per filo e per segno le sue qualità, quelle non spetta a me raccontarle e il campo ha già parlato a sufficienza. Insomma da Udine, sponda Leonorso, la rincorsa al posto nel rugby che gli spettava è partita nel modo più silenzioso e composto possibile. Io, lo dico tranquillamente, non l’ho conosciuto come tanti miei amici che al tempo giocavano proprio in Leonorso, ma del tu ce lo siamo sempre dati, perchè ho avuto la fortuna di raccontarlo e farlo conoscere (come se ne avesse mai avuto bisogno) sul Messaggero Veneto e, soprattutto, di affrontarlo da allenatore. Immaginiamo quindi un prototipo di atleta internazionale che riparte dalla serie C italiana. Da quella categoria in cui fango, sudore ed amicizia si legano perfettamente, creando poi rapporti indissolubili. Bene Ian lo ricorderò sempre così: un giocatore che, nonostante le qualità eccelse, giocava in serie C non per il proprio tornaconto, ma per mettere i propri compagni nelle condizioni migliori di segnare e di imparare a giocare in una certa maniera. Il tutto con un rispetto e un’intelligenza sopraffina. Il resto della carriera era inevitabile, anzi avrebbe meritato sicuramente di più. Io, tuttavia, lo voglio ricordare così tra il fango dei campi di provincia, a dispensare assist che solo lui poteva pensare. Chapeau e grazie. @davidemacor
Ian McKinley: caparbietà, intelligenza e tante altre cose
Ho aspettato che frasi ad effetto fossero scritte e ricordi spesi. Oggi ha dato il suo secondo addio al rugby giocato un'icona della palla ovale a 360°: Ian…
