Intervista a Daniela Fusco, coordinatrice del Terzo tempo per il Padua Rugby Ragusa
Lo abbiamo scritto tante volte: il rugby è uno sport particolare, per tanti aspetti unico.
Il “Terzo tempo”, ad esempio, è uno di quei momenti che hanno reso mitico lo sport con la palla ovale.
Il Terzo tempo, quel tempo in cui, dopo due passati a darsele di santa ragione (ma sempre sportivamente, resta inteso), i giocatori delle due squadre, insieme, si siedono a tavola e, mangiando e bevendo, discutono della partita, scherzano, fanno amicizia.
Il più delle volte, almeno a livello di serie C, questi momenti si svolgono in uno spiazzo all’interno del campo dove si è giocato; il Padua Rugby Ragusa, unica società siciliana di serie C, i suoi terzi tempi li organizza invece nella propria Club House, e ha uno staff, coordinato da Saro Burgio e Daniela Fusco, che si occupa esclusivamente di questo.
Oggi abbiamo fatto due chiacchiere con quest’ultima.
Daniela, come sei arrivata al Padua?
Mi sono avvicinata al mondo del rugby nel 2003 quando mio figlio Alessandro, che allora aveva 13 anni e frequentava la Vann’Antò, ha iniziato a giocare.
A quei tempi i giocatori, al termine dell’allenamento del venerdì, si fermavano al campo per mangiare insieme; un modo come un altro per cementare lo spirito di gruppo. Lo “chef ufficiale” era Saro Burgio, un ex giocatore del Padua, e mi è venuto naturale dirgli che, se mai avesse avuto bisogno di aiuto, io ero disponibile a dargli una mano. Così, poco a poco ho appreso i trucchi del mestiere e adesso mi ritrovo sempre più spesso a cucinare per i giocatori del Padua.
Dunque il metterti ai fornelli non è stata un’imposizione.
No, al contrario. Quando tre anni fa si è formato il nuovo Padua mi è stato chiesto se volevo dare il mio contributo e per me è stato un piacere.
Per quali categorie cucini?
Di solito mi occupo della prima squadra. Ma visto che da quest’anno anche i terzi tempi delle giovanili si svolgono nella nostra Club House, anche i ragazzini rischiano di farsi avvelenare dalla sottoscritta (ride, ndr).
Cosa vuol dire per i giocatori venire alla Club House?
Credo sia un bel momento. Mangiando seduti a un tavolo, in un ambiente bello e accogliente, si dà loro la sensazione di appartenere a una famiglia. Di sentirsi a casa. Serve a unire gli animi.
I giocatori ospiti, poi, sono contenti, un po’ sorpresi e ammirati di mangiare nella Club House, anche perché non sono tante le società che hanno una struttura come la nostra.
Un menù tipico?
Di solito si fa la pasta. Ma è nostra intenzione mettere nella lista anche i secondi e il dolce. A volte lo facciamo già, e allora diciamo “metterli stabilmente”.
Quanto tempo ti impegna l’organizzazione di un Terzo tempo?
Di solito il sabato vado a fare la spesa e subito dopo inizio a preparare il condimento perché mi piace che tutti gli ingredienti abbiano il tempo di amalgamarsi tra di loro. La domenica, dopo un pranzo in famiglia piuttosto veloce, torno ai fornelli per mettere in moto “la macchina” del Terzo tempo. È un grosso lavoro, ma sono supportata da tanti collaboratori e la cosa mi rincuora e mi fa apparire meno pesante l’incombenza del lavoro.
E a casa sei tu che cucini o lasci spazio a tuo marito?
Scherzi? La cucina è esclusivamente cosa mia!
Ufficio stampa Padua Rugby Ragusa
Meno Occhipinti, tessera dell’Ordine n. 125094
