“Io ad Jyväskylä, a -19°, ci ho giocato”: il punto sul torneo fatto dal Livigno Rugby

Di Manuel Viviani Il rugby giocato nei freddi paesi nordici, non ha nulla di diverso con quello giocato nei caldi ed accoglienti paesi mediterranei: a cambiare è semmai…

Di Manuel Viviani

Il rugby giocato nei freddi paesi nordici, non ha nulla di diverso con quello giocato nei caldi ed accoglienti paesi mediterranei: a cambiare è semmai la temperatura alla quale lo si gioca e il campo su cui si placca, si segna e si vince. Lo Snow Rugby Championship di Jyväskylä ha vita nel primo week end di marzo sul campo di pesäpallo dell’Hippos Sports Park (il pesäpallo non è altro che una versione finnica del baseball). Il torneo a 7 su una neve soffice come sabbia si articola di un tabellone maschile ed una femminile: le partite durano 10 minuti ciascuna, che in mezzo alla neve, a -19°C e con l’umidità all’84% sembrano eterni (almeno alle dita dei piedi). Il Rugby Livigno, una nuova realtà sportiva dell’Alta Valtellina, iscritta al campionato lombardo di Serie C Girone 4 ha partecipato all’evento con 14 giocatori: “pazzi” sia perché giocano a rugby, sia perché lo giocano abitualmente sulla neve. Livigno, infatti, con i suoi 1816 m s.l.m. è la società di rugby più alta d’Europa e l’unica, forse, ad avere un campo innevato che viene settimanalmente fresato dai gatti delle nevi, come fosse una pista da fondo per permettere il regolare svolgimento delle partite di campionato. A Jyväskylä sfortunatamente per loro non è andata benissimo: 3 sconfitte in altrettante partite, ma i ragazzi di Paolo Parigi, fondatore, presidente ed allenatore della società nata nel maggio 2012 hanno dimostrato un notevole spirito sportivo, lo stesso che mettono in campo ogni domenica.

Dopo la bella esperienza Paolo Parigi ha a disposizione 12 dei 14 giocatori impegnati in Scandinavia. E’ una di quelle calde giornate di fine inverno che ti proiettano già verso la primavera: la trasferta a Como regala ai valtellinesi una piacevole giornata di sole. Il campo del Rugby Como è “tenero”, con la giusta dose di fango che rende divertente le partite, tranne per chi dovrà lavare le divise il giorno dopo. Livigno imposta le partite seguendo un copione, “aihmè”, ormai consolidato: partenza fiacca, con i padroni di casa già in vantaggio dopo pochi minuti. Sono tre le mete subite in rapida successione. La ripresa inizia in maniera ancora peggiore con i comaschi che penetrano la difesa di Livigno come un coltello nel burro. Poi Paolo Parigi inserisce dalla panchina i nuovi innesti e nella testa dei giocatori scatta qualcosa: cresce il livello del gioco, la mischia prende il sopravvento, i placcaggi sono più decisi, la palla gira meglio sui trequarti e l’azione si sposta nell’area dei 22 metri del Como; la meta arriva grazie a Cantoni Savio, Viviani Manuel la trasforma. Nel finale arrivano le due mete comasche che chiudono definitivamente il match sul 38-7.

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