Io preferisco continuare a sognare.

Quanto diavolo abbiamo scritto, ancora, ancora e ancora, rispetto ai problemi del rugby italiano? Tantissimo. Soprattutto lo abbiamo fatto tutti, indistintamente. Io stesso sono da sempre critico verso…

Io preferisco continuare a sognare.

Quanto diavolo abbiamo scritto, ancora, ancora e ancora, rispetto ai problemi del rugby italiano? Tantissimo. Soprattutto lo abbiamo fatto tutti, indistintamente. Io stesso sono da sempre critico verso certi atteggiamenti federali, ma in questo momento preferisco continuare a sognare. Sono ben consapevole dei limiti della nostra nazionale, ma allo stesso tempo sono entusiasta di come siamo stati in grado di gestire questo inizio del mondiale. Da una parte la prestazione concreta, ma troppo distratta contro la Namibia, dall’altra la gara ineccepibile contro il Canada. Ok, ora partite con le critiche, non mi interessano. Da ex rugbista posso dire che la gestione, fino a questo punto, è stat impeccabile e sì, giochiamo ancora con stranieri in squadra; allo stesso tempo, tuttavia, mi sento al sicuro guardando Minozzi, Morisi, Ruzza, Bellini, Padovani, Polledri (che gioca in azzurro dall’U21), Pasquali, Quaglio, Ferrari, per non parlare dei veterani. Eh sì, perché vogliamo spendere due parole su Zanni ad esempio? Tanti infortuni e poi una rinascita che lo ha catapultato nuovamente sulla scena internazionale. Immenso. E Parisse? Potrei aprire un capitolo lunghissimo su Sergio. Adoro ascoltare chi lo critica. Adoro annuire a chi ne parla male. Perché? Semplice: di rugby questi ne capiscono davvero poco, per non dire nulla. Io sfiderei chiunque ad arrivare al quinto mondiale, a 36 anni, in questo stato di forma e con questo stile (tanto giocatore, quanto soprattutto come persona). Ma su questo Antonio Raimondi recentemente ha scritto un pezzo che sottoscrivo nella sua totalità. Poi scusate, ma noi tifosi non volevamo che arrivassero le vittorie? I più non stressano con l’uscita dell’Italia dal Sei Nazioni? E quindi? Ora che abbiamo affrontato due squadre “più deboli” di noi e abbiamo vinto, non abbiamo fatto quello che dovevamo? Bho. Tornando a noi, quindi, voglio vivere questi giorni pre – gara contro il Sud Africa pensando al fatto che nello sport tutto è possibile e che i prossimi 80 minuti saranno una gara giocata con il cuore e con la consapevolezza di poter scrivere un altro pezzo di storia del rugby italiano. E se poi così non sarà? Poco male. Aspetterò la gara contro la Nuova Zelanda con la stessa enfasi, pensando che prima o poi quel maledetto passaggio del turno riusciremo a raggiungerlo e allora potrò continuare a sognare, sorridendo.

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