Italrugby, Santamaria: “La mischia del Sudafrica si affronta con umiltà e consapevolezza. E i ragazzi lavorano davvero bene”

L’Italia è attesa dalla sfida più difficile, contro il Sudafrica: una squadra forte in tutti i reparti, ma che chiaramente fa degli avanti e della mischia un ulteriore…

Italrugby, Santamaria: “La mischia del Sudafrica si affronta con umiltà e consapevolezza. E i ragazzi lavorano davvero bene”

L’Italia è attesa dalla sfida più difficile, contro il Sudafrica: una squadra forte in tutti i reparti, ma che chiaramente fa degli avanti e della mischia un ulteriore punto di forza. Come si prepara una sfida così importante e così dura? Lo ha spiegato l’assistente allenatore degli avanti – con focus sulla mischia – dell’Italia, Roberto Santamaria: “Sappiamo di essere di fronte a una sfida difficile e in generale a un novembre duro dal punto di vista degli avversari da affrontare. Come ha detto già Gonzalo Quesada, giocare 4 partite di fila contro delle Tier 1 è qualcosa di molto probante, quindi la preparazione, i dettagli, la gestione di ogni momento saranno fondamentali. Ovviamente c’è dispiacere per i ragazzi che non possono esserci per infortunio, ma allo stesso tempo dobbiamo concentrarci sulle persone che sono qui e stanno lavorando duramente. E tutto lo staff è concentrato su questo”.

Innanzitutto, quali sono le differenze sostanziali tra l’allenare la mischia di un club e quella di una Nazionale?

“Chiaramente in una Nazionale c’è molto meno tempo per creare delle connessioni. Abbiamo una settimana, magari due settimane, ma è diverso dal lavorare in un club dove vedi i ragazzi tutti i giorni per un anno. La nostra fortuna è avere dei ragazzi eccezionali in questo: riescono subito a voltare pagina, a calarsi nel contesto della Nazionale che chiaramente è diverso dai club, per cui riescono in pochissimo tempo a adattare le abitudini. Inoltre molti ragazzi ormai li conosciamo, sappiamo come lavorano, conosciamo i loro punti di forza e il loro bagaglio tecnico: sono estremamente allenabili. Con i giocatori che si trovano in Italia poi abbiamo la fortuna di avere un confronto continuo con le franchigie, quindi diventa tutto più facile, mentre per chi gioca all’estero è un po’ più complicato e magari serve qualche giorno per adattarsi a un sistema diverso, ma come dicevo riescono tutti in poco tempo, anche grazie alla loro bravura e professionalità”

Come si affronta quella che oggi è probabilmente la mischia – e il pacchetto di avanti in generale – più forte del mondo?

“Bisogna partire da questo: sapere che davanti abbiamo un pacchetto fortissimo, ma sapere anche quali sono le nostre qualità e il nostro valore. I concetti giusti sono quelli di umiltà e consapevolezza, ovvero una consapevolezza di ciò che possiamo e sappiamo fare, e anche del valore e delle caratteristiche dell’avversario che andiamo a sfidare. Queste sono le parole chiave che sto usando più spesso con i ragazzi. Per quanto riguarda l’aspetto puramente strategico, sappiamo che la mischia del Sudafrica pone molto l’attenzione sulla potenza e sulla spinta, quindi la coordinazione e la compattezza del nostro pacchetto saranno fondamentali per compensare una fisicità molto importante come quella degli Springboks. Dal punto di vista individuale, faremo un’analisi di tutti i loro profili in prima linea, in base alla squadra che decideranno di schierare. Ci faremo trovare pronti dal punto di vista fisico, tecnico e soprattutto mentale per affrontare questa battaglia”.

La mischia italiana si è dimostrata molto competitiva negli ultimi anni. Quali sono gli ulteriori margini di crescita?

“Abbiamo la fortuna di avere un parco giocatori molto eterogeneo, e questo ci permette di giocare davanti in diversi modi: a seconda del match possiamo puntare sulla velocità, sulla forza, sulla compattezza, sulla pressione, e abbiamo anche piloni che possono giocare sia a destra che a sinistra, e questo ci permette di avere una selezione ancora più completa in base al match e alla strategia che vogliamo utilizzare. A questo poi aggiungiamo la presenza di tallonatori di grande qualità. Sono sicuramente dei punti di forza, soprattutto per come vogliamo impostare questa partita, sulla compattezza, sulla coordinazione. Il tallonatore ha un impatto molto importante a livello strategico per permettere ai piloni di esprimere queste loro abilità, per tenere tutto unito. Soprattutto quando si affrontano sfide così dure come quella contro il Sudafrica, dobbiamo ricordarci sempre che bisogna essere in otto: non uno più uno più uno, ma un unico pacchetto di otto persone. Questo deve ricordarci l’importanza di coordinare la spinta, la forza di tutti”.

Ci sono anche delle novità nel reparto degli avanti, tra possibili esordienti, giovani e giocatori che mancavano da tempo in Nazionale…

“Sì, credo sia un ulteriore stimolo per tutti, per aumentare la concorrenza, ed è una bella opportunità per i ragazzi convocati. Si è creata una concorrenza sana e benefica per tutti. Abbiamo atleti alla prima convocazione, alcuni che ritornano, altri confermati: in generale, tutti hanno avuto un impatto positivo e stanno lavorando bene. E’ un pensiero condiviso con tutto lo staff: non bisogna pensare che siano qui solo perché ci sono degli infortunati, sono qui perché hanno meritato di esserci con il lavoro e con le prestazioni offerte”.

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