Supero per la prima volta in trent’anni di vita il mitico Stadio Battaglini, di Rovigo e mi dirigo in città. Mi spiego meglio: dai tempi in cui giocavo, fino a quelli più attuali nei quali provo a fare il giornalista, mai (e ribadisco mai) mi ero addentrato nella città di Rovigo, vuoi per pigrizia, vuoi perché per me la città veneta era rappresentata dallo stadio ovale, dedicato a Maci Battaglini; ragion per cui essere allo stadio, significava vivere Rovigo. Tuttavia, come in tutte le cose, c’è sempre una prima volta e così, ieri sera, invitato dagli amici di Onrugby, mi sono diretto alla presentazione del libro, scritto dal sommo Marco Pastonesi e riedito, per l’appunto, dalla macchina editoriale del portale rugbistico più letto in Italia (onrugby ndr), “La leggenda di Maci”. Parcheggiata l’auto, ho iniziato a vagare qua e la, con solo l’indirizzo della sala nella quale si sarebbe svolta la “tavola ovale”, in mano; chiaramente, mi sono subito perso. Ma perché? Semplice, sono rimasto colpito dalla bellezza della città veneta e, soprattutto, dal suo centro storico, piccolo, ma splendidamente tenuto e organizzato. Così la prima mezz’ora l’ho passata a girovagare a caso, perso nella novità di una città mai vista. Poi, ripreso dai miei viaggi mentali, mi sono riportato sulla retta via e ho ripreso a cercare il luogo della presentazione. Non trovandolo, tuttavia, ho deciso di chiedere aiuto. Mi sono avvicinato ad un signore anziano per domandare delle informazioni: lui, gentilissimo, mi ha spiegato (immagino) la strada da percorrere, solo che l’ha fatto in dialetto veneto (“rovigotto”) strettissimo e io, perché mi era piaciuta la spiegazione dettagliata e appassionata, ho fatto finta di capire e ringraziandolo me ne sono andato. A quel punto è intervenuto il mio compagno di viaggio, un tipo silenzioso (pilone), ma assolutamente concreto, dicendomi che, mentre io mi facevo un ripasso di dialetto, lui aveva chiesto ad un poliziotto della municipale le indicazioni e, per arrivare a destinazione, bastava andare dalla parte opposta della piazza. Così, passeggiando come nulla fosse successo, mi sono diretto verso la “Sala della gran Guardia”, che ora era ben identificata sul lato destro di Piazza Vittorio Emanuele II, almeno dal mio punto di vista. Dopo un’accoglienza super, opera degli amici di Onrugby, ho aspettato con interesse e curiosità l’inizio delle presentazione. Mentre sfilavano i giocatori delle Rugby Rovigo, i vari politici, i tanti giornalisti e la sala si riempiva sempre di più, io me ne stavo in disparte, quasi non mi sentissi parte di questo importante evento. Perché? Come perché! Maci Battaglini è l’emblema del Rugby Rovigo e non solo. Mentre io da friulano, in un’occasione così importante per la città e il mondo del rugby, era giusto che lasciassi il posto a ex giocatori, dirigenti e a tutte quelle persone che, nel corso degli anni, avevano dato una mano a tener alto il nome della Rugby Rovigo. Finalmente, con una mezz’ora di ritardo sull’orario prestabilito, il tutto iniziò. Moderatore, la penna ovale Ivan Malfatto, protagonista assoluto Marco Pastonesi; splendidi oratori: Vittorio Munari, Amerino Zatta e Francesco Zambelli. Ma cos’è successo nello specifico? Dallo stipite della porta d’ingresso, luogo nel quale mi ero ritagliato un piccolo spazio d’ascolto, sono stato rapito da racconti ovali di una volta, scambi di battute tra Rovigo (Malfatto) vs Petrarca (Munari), letture di spezzoni della “Leggenda di Maci”, aneddoti ciclistici, il tutto intervallato da applausi scroscianti e risate sentite. Che dire…la cultura sportiva è fondamentale e momenti di aggregazione come quello di ieri sera sono importantissimi tanto per ricordare chi ha vissuto per il rugby, come Maci Battaglini, influenzando una città intera, quanto per diffondere una storia sportiva anche a chi ignora che, dietro al semplice nome di uno stadio, ci sia una così avvincente, appassionante e divertente storia a sfondo assolutamente ovale. Quanto prima la recensione del libro.
@davidemacor
