La prossima apertura dell’Italia? Una questione tra Italia e Australia

Come ogni mattina, anche oggi ho cercato nelle pagine finali della Gazzetta dello Sport, il classico trafiletto dedicato al rugby. Dopo aver passato in rassegna la solita lista…

Come ogni mattina, anche oggi ho cercato nelle pagine finali della Gazzetta dello Sport, il classico trafiletto dedicato al rugby. Dopo aver passato in rassegna la solita lista di “sport minori”, finalmente lo trovo! Rimango colpito da due cose: la prima è la citazione della fonte, da cui la notizia è stata presa, ovvero il Grillotalpa, mentre la seconda è l’argomento approfondito,  la firma di Ambrosini per la Benetton Treviso. Se per quanto riguarda il blog di Paolo Wilhelm, non posso che esserne contento, perché è la giusta ricompensa per il lavoro che quotidianamente svolge, per la “questione Ambrosini”, invece, non posso far altro che “storcere il naso”. È da mesi oramai, che parliamo di rinnovamento rugbistico, nella speranza che non si ricada negli errori del passato, quali? Tanti, ma il primo tra tutti (secondo me) è l’aver equiparato a destra e a manca giocatori che poi si sono rivelati poco utili alla causa azzurra. Un esempio? Craig Gower. Adesso non sono qui a discutere le qualità del giocatore Ambrosini, se hanno fatto questa scelta, avranno sicuramente tutte le ragioni di questo mondo, ma mi piacerebbe capire il perché non si punta mai su qualche prodotto “tutto italiano”. Se in passato la formazione dei nostri giovani poteva essere poco seguita, oggi mi pare proprio  il contrario. Abbiamo delle accademie e dei selezionatori che, quasi quotidianamente, lavorano  e preparano giovani rugbisti italiani all’avventura nel rugby “che conta”. Allora per quale motivo dobbiamo sempre “pescare” nell’emisfero australe? Certo i giovani di laggiù sono sicuramente più preparati al professionismo, perché vivono di rugby, ma se mai non iniziamo a provare i talenti nostrani, sarà dura produrne qualcuno di livello. Certo il buon Brunel ha già fatto tanto, in poco tempo, lanciando i vari Benvenuti e Venditti, ma il problema dell’apertura è una questione che ci portiamo dietro da troppo tempo, precisamente dal momento in cui Diego Dominguez decise di appendere gli scarpini al chiodo.

In questi anni abbiamo visto passare tanti numeri dieci e mai nessuno ci è andato bene. I vari Orquera, Peens, Pez, Burton, Masi (lo cito, anche se è stata solo una prova) Gower e chi più ne ha più ne metta, sono sempre stati confrontati con l’eterno Diego, ragion per cui mai approvati in maniera definitiva. Ora che il lavoro delle accademie è serio e meticoloso, per quale ragione non si punta su uno di quei giocatori che, oggettivamente, meriterebbe una chance. Chi? Di seguito qualche nome, sicuramente non ci saranno solo loro, ma al momento sono quelli di cui si parla maggiormente:

– Riccardo Bocchino: già lanciato nella mischia da Mallet e criticato da tutti, forse troppo. Visto che federazione e squadre di club hanno puntato su di lui fin dalla tenera età, per quale motivo non dargli un’altra possibilità?

– Riccardo Della Rossa: apertura titolare dell’Italia Under 20 e dell’Accademia di Tirrenia. Di lui tutti parlano un gran bene, serio professionista e talento indiscusso. Avrà sicuramente le sue possibilità, ma con un Ambrosini in più, rischia di essere messo in secondo piano (sappiamo come vanno queste cose);

– John Apperley: un utility back, che da il meglio di se nel ruolo di mediano d’apertura. Gioca a Reggio Emilia e in nazionale Under 20: le volte in cui è stato chiamato in causa, a livello internazionale, ha sempre ben figurato, direi un buon punto di partenza, no?

– Filippo Buscema: prodotto del vivaio dell’Unione Rugby Capitolina, direi una garanzia. È l’apertura titolare della Nazionale Italiana Under 18, c’era in campo nella recente vittoria contro l’Irlanda e ha guidato la squadra nei recenti (sfortunati) Europei di categoria. Certo è molto giovane, ma in prospettiva è una delle alternative o, per meglio dire, possibilità;

– Filippo Cantoni: apertura dell’Italia Under 17, gioca nelle giovanili del Colorno. Dicono sia una promessa, troppo giovane per una valutazione oggettiva, ma sicuramente un ragazzo su cui puntare.

A fronte di questi cinque giocatori una riflessione bisogna proprio farla: era proprio necessario andare a cercare in Australia la prossima apertura dell’Italia? Non ci resta che aspettare…

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