Le donne del rugby: Flavia Esposito

[caption id="attachment_27964" align="alignleft" width="300"] Nella foto: Flavia Esposito (a destra), capitano delle Leonesse di Torre Del Greco ed Alessia Capodanno, suo compagna di squadra e nostra collaboratrice.[/caption] Da…

Nella foto: Flavia Esposito (a destra), capitano delle Leonesse di Torre Del Greco ed Alessia Capodanno, suo compagna di squadra e nostra collaboratrice.

Da Ladies Rugby Club:

Torna dopo un po’ di tempo la nostra rubrica sulle donne del rugby, le protagoniste del nostro sport che si raccontano e ci raccontano il loro rapporto con il rugby. Un bel viaggio verso la parte umana di questo nostro bel mondo ovale in rosa. Oggi a scrivere per noi è Alessia Capodanno che ci regala una bella chiacchierata con il capitano delle Leonesse di Torre del Greco, Flavia Esposito, la quale con grande gentilezza e simpatia ha accettato di rispondere alle nostre domande.

Ciao Flavia, innanzitutto grazie per aver accettato di rispondere alle nostre domande, cominciamo con una domanda che abbiamo fatto a tutte le nostre intervistate: come sei entrata in contatto con il rugby per la prima volta e come è cominciata la tua avventura da capitano?

Flavia: Tutto merito di Pasquale, il mio fidanzato e giocatore della squadra seniores maschile, è stato lui a portarmi sugli spalti, a spiegarmi ruoli e regole, ma soprattutto è riuscito ad instillarmi la sua grande passione a tal punto da farmi insistere, insieme ad altre fidanzate/tifose, con la società dell’Amatori Rugby Torre del Greco per la creazione di una squadra femminile. Sono stati poi i primi componenti della squadra ad eleggermi capitano ritenendo che questo ruolo dovesse essere ricoperto dal componente più anziano.

Come ha cambiato la tua vita questo sport?

Flavia: Innanzitutto pratico uno sport, basti pensare che in precedenza l’unica disciplina da me praticata è stata la danza del ventre che è prettamente a vocazione individualista, mentre con il rugby ho imparato a relazionarmi in un team di sole donne e a calarmi nello spirito di squadra.

Cosa significa essere il capitano di una squadra femminile di rugby, considerando come sia poco diffuso il rugby al Sud e ancor meno diffuso il rugby femminile?

Flavia: Significa soprattutto gestire uno spogliatoio tutto al femminile mediando caratteri e sensibilità complesse e differenti, cosa non sempre facile. Ma significa anche promuovere e far conoscere il rugby femminile spogliandolo dalle errate etichette di sport violento e a valenza esclusivamente maschile.

Quali difficoltà hai incontrato durante la tua carriera di rugbista? Hanno cercato di persuaderti ad abbandonare questo sport? Vorresti dire qualcosa a queste persone?

Flavia: La vera e unica difficoltà è stata quella di trovare e mantenere un numero costante di giocatrici che ci permettesse di esordire e poi continuare la nostra partecipazione alla Coppa Italia. Sul piano personale non parlerei di difficoltà bensì di continue sfide che pongo a me stessa nel tentativo di superare i miei limiti sebbene consapevole di aver iniziato davvero tardi questo sport. In verità non c’è stato nessuno che ha davvero cercato di farmi abbandonare questo sport. C’è chi mi ha consigliato di passare da giocatrice ad allenatrice o arbitro, o qualche amico che scherzando ha temuto che questo sport potesse ledere la mia femminilità. Beh che dire fortunatamente il limite d’età è fissato sui 42 anni quindi finché potrò essere utile in campo sarà accanto alle mie compagne.

Come si prospetta a tuo parere il futuro del rugby femminile in Italia?

Flavia: E’ indubbiamente un percorso in salita, di certo la popolarità del 6 nazioni, sia femminile che maschile, ha giovato a tutto il movimento, ma molto mi aspetto dalle prossime Olimpiadi in Brasile dove il rugby Sevens sarà per la prima volta protagonista. Sarà allora che bisognerà sfruttare l’ondata d’entusiasmo per far sì che il rugby diventi una realtà solida e ben radicata.

Vuoi dire qualcosa alle ragazze che aspirano a diventare rugbiste?

FLavia: Non potevate scegliere sport migliore dove mente e corpo hanno lo stesso peso e ogni fisicità viene valorizzata. Non abbiate nessun timore e lasciate che il rugby vi conquisti e vi infonda i suoi valori: spirito di sacrificio, rispetto, altruismo,amicizia.

Vuoi dire qualcosa a chi afferma che il rugby non è uno sport per ragazze?

Flavia: Ce n’è bisogno? In passato si è detto che non facevano per le donne lo studio, il lavoro, la politica, l’esercito, ecc. Il resto è storia.

Grazie a Flavia per la bella chiacchierata. Una donna di carattere, come lo sono tutte le rugbiste. In bocca al lupo per i prossimi concentramenti, non vediamo l’ora di incontrarti alle finali di Parma.
Naturalmente grazie ad Alessia Capodanno preziosa collaboratrice che con il suo lavoro ci aiuta a conoscere meglio il bel mosaico del rugby femminile in Campania e nel sud.

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