Di Enzo Calabrò
dalla web-site www.bolognalionsrugby.it
Un’esperienza emozionante
L’esperienza è un maestro severo, ti mette alla prova, se non sei preparato ti punisce e solo alla fine concede una spiegazione. Però è anche il più efficace tra gli insegnanti, quello che impari non lo scordi, ti rimane dentro e lo porti con te in una miscela di nozione ed emozione che lo rende indelebile.
I nostri ragazzi l’esperienza di prendere due mete nei primi dieci minuti l’avevano già provata e non è un caso che anche oggi l’inizio della partita ci ha visti tanto determinati da tenere per 20 minuti i favoriti cesenati schiacciati nella loro metà campo sotto la pressione della difesa e in affanno sulle nostre giocate.
E dire che a vederli schierati per il saluto iniziale la nostra squadra era per alcuni metri più corta pagando nei loro confronti diversi centimetri di differenza in larghezza delle spalle, a metterli sulla bilancia i cesenati sarebbero risultati più pesanti di 2 o 3 quintali e se si fossero messi uno sull’altro i metri di differenza sarebbero stati almeo 6. Eppure per venti minuti si è visto e dimostrato che in campo non ci vanno solo ciccia e ossa ma anche tecnica, organizzazione e motivazione e come si dice: è la somma che fa il totale.
I giocatori non se ne sono accorti ma sugli spalti, visto che stavano giocando gli ultimi contro i primi in classifica, c’erano sorrisi di soddisfazione nel gruppo bolognese e smorfie di imbarazzo sul lato romagnolo. Tutto bene, almeno fino alla sequenza di tre mischie a nostro favore punite dall’arbitro con un calcio contro per anticipo del tallonatore o introduzione storta (da fuori non si è visto bene). A parte la perdita di metri questa sequenza di calci ha rotto il momento magico e invertito l’inerzia della partita. I cesenati hanno ritrovato quella spavalda certezza da primi in classifica e con le serpentine del primo centro ci hanno messo sotto tre volte prima della fine del tempo.
Nel rugby moderno dicono che sono cambiate molte cose ma se c’è una cosa che fa vincere o perdere le partite oggi come ieri è il placaggio. Se non placchi non c’è niente da fare: perdi, succede da sempre e probabilmente sarà così ancora per molto tempo. I nostri nel secondo tempo hanno smesso di placcare permettendo così agli avversari di sfruttare il gioco dei trequarti (loro vero punto di forza) e di prendere fiducia in se stessi, osando anche più del dovuto e purtroppo il più delle volte gli è andata bene.
I leoni hanno smesso di placcare, è vero, ma non di lottare. A parte le galoppate lunghe mezzo campo dei cesenati il secondo tempo si è giocato nella fascia centrale del terreno con mischie e raggruppamenti vinti dagli uni e dagli altri in quella apparente confusione che nasconde un certo equilibrio tra le due squadre.
Molta rabbia e occhi gonfi all’uscita, aver dato tutto e perdere ugualmente non fa piacere, e in quei momenti tutta la menata sull’esperienza non conta niente e forse fa incazzare ancora di più.
Però che invidia, potessi vivere ancora quell’emozione che si prova in quei due tempi da quaranta minuti, sentire il capitano che dice “nella nostra bottega non si fa credito, i conti in sospeso si saldano prima della fine della partita”, andare a letto la sera girandosi a fatica tra sospiri e gemiti per le botte prese, e ritrovarsi al prossimo allenamento assieme a tutti gli altri e dire all’allentore: “Allora? dove eravamo rimasti?”
