Di Enzo Calabrò
Campo Arcoveggio, spogliatoio n.3, mancano 15 minuti all’inizio della partita: in sottofondo il rumore dei tacchetti che battono sulla ceramica del pavimento, nell’aria l’odore acre della pomata isolante, nel brusio generale si sente la voce dell’allenatore:
– Oggi campo bagnato, i centri devono stare vicini, passaggi corti e morbidi, niente calci al pallone per terra sopratutto in difesa, ce la giochiamo con la mischia, penetrazione e sostegno.
Per chi gioca da una vita quelle raccomandazioni sono scontate, si ascoltano come un ripasso prima dell’interrogazione ma per i ragazzi dell’Under 14 (beati loro) quelle parole dovrebbero essere una rivelazione, una luce da seguire in mezzo alla pioggia che cade, l’imperativo di un verbo il cui presente è un imprevisto da affrontare per la prima volta.
Per i ragazzi dell’Under 14 quelle parole (forse mai ascoltate) sono sicuramente state scordate nello stesso momento in cui sono entrati in campo, c’è chi si è già tuffato in una pozzanghera e chi fa le flessioni di riscaldamento cercando di non toccare per terra, per alcuni qulle condizioni climatiche sono una festa un divertimento supplementare, per altri una sofferenza come lavarsi la faccia alla mattina o i denti la sera.
Così oggi in campo assieme alle due squadre e all’arbitro è entrato un altro protagonista di gran lunga il più determinante per l’esito della partita: la Palla Saponetta. Se non sei preparato e non sai impostare il gioco su di lei la Palla Saponetta diventa l’avversario più agguerrito quando attacchi e un alleato insperato quando difendi, gli schemi saltano, le giocate e i valori tecnici si confondono e tutti si ritrovano a correre dietro a una bizzarra palla che, come se non bastasse la sua forma ovale già di per se imprevedibile, oggi è anche viscida e indomabile.
La cronaca registra a 10 minuti dall’inizio una meta tecnica a favore dei Lions per un fuori gioco sulla linea di meta dopo una buona ruck vinta e giocata veloce da Pietro. Il Lanfranco risponde sfruttando un ritardo nella salita della linea dei trequarti segnado in mezzo ai pali e trasformado. Poi la Palla Saponetta comincia a fare sul serio e cade dalle mani degli uni e degli altri, rimbalza sul petto dei giocatori che tentano di prenderla al volo, carambola tra i piedi di chi cerca di prenderla a calci, frena su una pozzanghera o scivola veloce uscendo dal campo senza che nessuno la tocchi veramente.
In questa grande confusione, la pressione sull’attacco è facilitata dagli errori e dalla difficoltà nel domare la palla, e così allo scadere del tempo Ivan recupera l’ovale e lo porta fin oltre la linea di meta ma Palla Saponetta ricomincia a giocare e gli scivola dalle mani, per fortuna all’indietro: Guglielmo la racogglie e schiaccia in meta.
Nel secondo tempo i cambi e la stanchezza sbilanciano le squadre e chi ha giocatori forti in panchina e buone individualità fa girare la partita a suo favore. Per fortuna nei Lions non mancano ne l’uno ne l’altro e due bei buchi di Leonardo e Piras mettono al sicuro il risultato. Il bel gioco oggi si è visto solo a tratti, i leoncini ancora una volta hanno sopperito con cuore e grinta alle difficoltà incontrate sul campo e alle proprie debolezze.
Lo spogliatoio n.3 torna ad animarsi, la squadra rientra nel casino più assoluto: una bella doccia calda, una battuta, un commento, uno scherzo al compagno. Quando tutti sono usciti torna il silenzio e solo allora dal sacco dei palloni si percepisce una risatina: Palla Saponetta sta raccontado alle sue amiche che cosa ha combinato oggi.
