“Mi ha telefonato un mio amico sudafricano che gioca con il Rovigo e mi ha detto: che diavolo ci fai in Italia? E soprattutto: che cavolo sei andato a fare a Terni?”. “Ma niente, gli ho risposto: faccio il turista”. Gcobani Bobo ha una risata contagiosa, alla Eddie Murphy, occhi buoni e mente aperta. “No, non è vero che faccio il turista: sono venuto a trovare il mio amico Mauro (Antonini, il coach del Terni Rugby) e a condividere un po’ di quel che ho imparato sul rugby con lui e con i suoi ragazzi”. Ai calciofili potrà sembrar strano. Strano che un campione di rugby sudafricano che ha appena chiuso una brillante carriera, che ha giocato con la maglia degli Springbok, con quella degli Sharks e infine con il Newcastle Falcons di Jonny Wilkinson e che attualmente fa il commentatore televisivo a Capetown, decida di saltare su un aereo per farsi una vacanza a Terni. E soprattutto che la trascorra visitando il campo di Borgo Rivo, dove si allena una squadra neopromossa in serie B. Di sicuro quel campo non è la principale attrazione turistica italiana. Ma nel rugby è così: chi ha avuto tanto dalla palla ovale, sente il bisogno di restituire qualcosa. “Sono venuto qua con la voglia di conoscere gente nuova, open mind, mente aperta”, ripete Bobo. “E qui ho trovato gente altrettanto aperta, accogliente e che ha voglia d’imparare”. Per dieci giorni Gcobani ha sudato insieme ai ragazzi del Terni Rugby e li ha seguiti, negli allenamenti, nelle amichevoli precampionato e nelle osterie. “Sapete cosa mi è piaciuto di più di questi ragazzi? Il loro modo di vivere insieme, non solo in campo ma anche fuori: veramente un bel gruppo”. E Bobo non è rimasto a guardare: già la prima sera dopo gli allenamenti era in centro, in via Fratini, a festeggiare il compleanno con i suoi nuovi amici ternani. “Cosa mi porto via da quest’esperienza?”. Bobo fa una pausa, una lunga risata e si tocca la pancia: “Quattro chili in più, grazie alla cucina italiana!”. “Cosa penso invece di aver lasciato? Spero di aver trasmesso ai ragazzi qualche buon suggerimento tecnico e tattico, ma soprattutto la cultura del rugby, il fatto che in questo sport ci puoi stare solo se sei un rugbyman, un rugbysta, onesto e leale. E poi spero di aver fatto capire a tutti come il rugby possa insegnare ad affrontare i problemi, che ci sono sempre, anche qui a Terni, senza aver paura, dando il massimo per cercare di risolverli, senza mai rinunciare”. “A me – dice Gcobani – il rugby ha dato tanto: soprattutto l’opportunità di confrontarmi con gente diversa da me, in molte parti del mondo. Per questo sono felice della scelta che ho fatto tanto tempo fa a scuola, passando dal calcio al rugby. Il nostro è uno sport diverso: per farlo puoi essere grasso, puoi essere magro, puoi essere veloce o non particolarmente rapido, puoi essere alto o basso, ma soprattutto devi essere matto. E per quello non c’è problema!”. E via un’altra risata. Prima di partire. Prima di salutare tutti i ragazzi in maglia rossoverde, promettendo che tornerà, perché in Italia prima d’ora era stato solo da giocatore dei Falcons in trasferta a Treviso e aveva visto Venezia. Ma Terni non gli è dispiaciuta affatto e merita una seconda visita, forse una terza. Magari ancora ospite a casa del tallonatore rossoverde, il “prof” Natalini. Insieme, nel salotto di casa, hanno visto in Tv la partita tra All Blacks e Sudafrica. “E quando mi ricapita – ha detto Claudio (Natalini ndr) di rivedere una partita del Sudafrica con uno Springbok seduto vicino a me sul divano di casa?”. Speriamo presto. Ciao Bobo!
Ufficio Stampa Rugby Terni
